L'Arcivescovo Lorenzo alla Messa di Pasqua in Cattedrale
L'Arcivescovo Lorenzo alla Messa di Pasqua in Cattedrale

La festa della speranza. Anche per chi si trova nel dolore, per chi è nel buio della malattia o del lutto, per coloro che, umanamente, non avrebbero ragioni per sperare. E, invece, come ha detto Papa Francesco nell’omelia della veglia di stanotte, la Pasqua ci dona il “diritto di sperare”.

Questo il tema al centro dell’omelia dell’Arcivescovo Lorenzo nella Messa del giorno di Pasqua, celebrata questa mattina in Cattedrale (trasmessa in diretta sulla pagina Facebook del nostro settimanale) con il parroco don Arienzo Colombo: “La Pasqua arriva ovunque. Non c’è situazione di gioia o di dolore nella quale la Pasqua non abbia una parola da dire, una luce da portare”. Ce lo conferma la situazione che stiamo vivendo in mezzo a questa pandemia: “Dentro quest’esperienza che ci ha privato di tante cose: relazioni, incontri, il lavoro per qualcuno, della possibilità di fare festa e di incontrarsi…e questo ci avvicina a quei cristiani perseguitati, privati della libertà religiosa, o che vivono in zone di guerra o di esilio: fratelli impoveriti dal sistema economico, in condizione di sofferenza. Sono molti milioni”, ricorda monsignor Ghizzoni: e noi condividiamo solo la minima parte delle loro difficoltà.

È la logica del chicco di grano, prosegue l’arcivescovo, che se non muore, non porta frutto:  “Una legge generale della vita umana e cristiana. C’è bisogno di passare dall’oscurità, dall’incertezza, dal dolore, dal buio della morte per arrivare alla vita. Ma per non disperare, occorre avere ferma la speranza su quel che viene dopo, che la tomba sarà aperta anche per noi. Questo è il nostro destino: qualunque sia la valle oscura nella quale ci troviamo, il Signore ci porterà nei giardini ai quali siamo destinati”.

E questo l’arcivescovo lo dice idealmente a tutte le famiglie e alle comunità toccate in qualche modo dal virus: a chi è ammalato, a chi vive dei lutti (durante la celebrazione è stato ricordato Antonio Sellitto, lettore della parrocchia di San Vittore che si è spento sabato in ospedale a causa del Coronavirus): “E’ come se Cristo continuasse a soffrire in voi. Il vostro dolore non è tempo perso non è dolore sprecato”.

Durante la celebrazione è stata ricordata la Cattedrale di Ravenna, “forse l’unica in Occidente dedicata alla Risurrezione – ricorda l’Arcivescovo –: oggi quindi festeggiamo anche il nostro Duomo”. Doppia festa anche per Simona Scala che festeggia l’anniversario di consacrazione nell’Ordo Virginum.

“il Signore ci doni la certezza della vita eterna, della nostra Risurrezione personale e dei nostri cari – ha concluso monsignor Ghizzoni –. E ci dia coraggio e speranza per la situazione che viviamo. Lodiamo Dio perché Cristo è veramente risorto”.