Monsignor Ghizzoni alla Messa di questa mattina in Duomo
Monsignor Ghizzoni alla Messa in Duomo

Se è vero che la “fame di Eucaristia aumenta” e speriamo “presto di tornare a nutrirci alla mensa dell’Eucaristia”, è vero che abbiamo un’altra mensa alla quale nutrirci, quella della Parola di Dio, che è “nelle nostre mani, a disposizione di tutti, in questo tempo anche più abbondante”. E “se questo tempo di digiuno eucaristico imposto dalla pandemia portasse a riscoprire l’importanza di nutrirci della Parola di Dio, avremmo fatto un grande guadagno”.

L’ha spiegato questa mattina, nella Messa della III domenica del tempo di Pasqua (trasmessa in streaming sulla pagina Facebook di Risveglio Duemila dal Duomo di Ravenna) monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia. Il brano dei discepoli di Emmaus, letto al Vangelo dal parroco della Cattedrale, don Arienzo Colombo che concelebrava con l’arcivescovo Lorenzo, ha fatto da filo conduttore dell’omelia.

“In questo brano – ha detto monsignor Ghizzoni – l’evangelista Luca spiega, attraverso pochi elementi essenziali come veniva celebrata l’Eucaristia dalle prime comunità di cristiani, attorno al 40 dopo Cristo”. E questi elementi li ritroviamo nell’incontro emblematico di Gesù con i discepoli di Emmaus: l’incontro, anzitutto, la Parola di Dio spiegata a partire dalla loro vita e dalle loro aspettative deluse, l’Eucaristia (“Non solo memoria ma memoria ma gesto efficace che parla della vita di Cristo spezzata, donata, perché tutti noi possiamo nutrirci di lui e attraverso essa possiamo riunirci insieme”) e infine la missione della Chiesa che riparte da Gerusalemme.  

Sono due quindi i grandi segni, indispensabili per nutrire la nostra vita di fede, mantenere viva la speranza e dare slancio alla missione – sottolinea mons. Ghizzoni –: la Parola e l’Eucaristia. Non basterebbe l’Eucaristia, da sola. Dobbiamo riscoprire provvidenzialmente la mensa della Parola che ci fa ardere il cuore, può nutrirci e ci fa vivere da cristiani. Ma ovviamente aspettiamo di tornare a nutrirci dell’Eucaristia, in breve”, nella speranza che la pandemia allenti la presa e, con essa, tutte le difficoltà che ci sta creando”.

In apertura della celebrazione, l’Arcivescovo aveva parlato del tempo di Pasqua che stiamo vivendo: “E’ un tempo di gioia, che ci dice che la morte non trionfa sulla vita. Dopo al Risurrezione di Cristo, a questo tutti siamo destinati. Ce lo dobbiamo ricordare in questi tempi di pandemia, nella quale la presenza della morte è diventata sempre più forte. Ma questo non ci deve mettere paura e ansia per l’incontro con il Signore che è speranza per l’oggi e che ci permette di vivere in modo diverso”