I nomi di chi non ce l’ha fatta, scanditi uno per uno, sotto lo “sguardo” della Madonna, nel ricordo di tutta una comunità. Per loro, le vittime del Coronavirus decedute all’Ospedale di Ravenna, si è pregato questa mattina nella Messa per la Patrona di Ravenna, la Vergine Greca, presieduta da monsignor Lorenzo Ghizzoni nel Santuario di Santa Maria in Porto. Ed è un po’ come se a quei nomi, di cui spesso abbiamo sentito parlare solo come numeri,  e statistiche, la comunità abbia restituito un volto, lo spessore di una storia nella preghiera per loro e per le loro famiglie.

È stato questo il momento più toccante della celebrazione di questa mattina, trasmessa in diretta sul canale 14 di Teleromagna, alla quale ha idealmente partecipato tutta la comunità,  attraverso la presenza del sindaco e presidente della Provincia, Michele de Pascale, il Prefetto Enrico Caterino, il direttore dell’Ospedale Paolo Tarlazzi e la responsabile del Servizio di Umanizzazione delle Cure del Santa Maria delle Croci, Patrizia Barattoni. È stata quest’ultima all’inizio della celebrazione a portare il saluto dell’Ausl: “Grazie per averci reso partecipi di una celebrazione che segna il ricordo: un ricordo che commuove”. Parla dell’impegno e dell’abnegazione di medici, infermieri, operatori della sanità e volontari la dottoressa Barattoni, “anch’essi hanno combattuto e sofferto, ma non invano”. Nell’esprimere il cordoglio “per coloro che hanno pagato il prezzo più alto – prosegue –, spesso in forzata solitudine, esprimiamo un sentimento di vicinanza e partecipato dispiacere per la perdita dei loro congiunti. Pensiamo che anche in questo consista la forza di saper essere comunità”.

Il tema della comunità è stato al centro tra anche dell’omelia di monsignor Ghizzoni: “Abbiamo chiesto l’intercessione della Madonna per ottenere la forza e la sapienza per affrontare questo flagello: per gli ammalati, per i più fragili, per chi è in prima linea. E lo faremo ancora, con la Supplica di giovedì prossimo – esordisce l’Arcivescovo –. Oggi le chiediamo anche di essere tutti illuminati per il periodo che verrà: abbiamo bisogno di strumenti per discernere”. La chiave di lettura per i cristiani, prosegue l’arcivescovo è quella di “partecipare al Mistero della Pasqua che ci permette di passare dalla morte alla vita, dall’oscurità alla luce. “Questo per noi può essere un tempo di purificazione, un richiamo all’essenzialità nei nostri stili di vita troppo sottomessi al consumismo e all’individualismo”. Il tema della morte, scomparso dal discorso pubblico, “ora ci scuote quotidianamente”, ma anche il tema della vita, “quella attuale e quella futura. Da cristiani abbiamo la speranza della vita eterna”. Questa pandemia ci ha permesso anche di riflettere, ha proseguito monsignor Ghizzoni “sul valore del tempo: visto che la morte verrà improvvisa e, sempre, in qualche modo, inaspettata, ci domandiamo come usiamo questo tempo, con chi lo mettiamo a frutto per costruire, lavorare, amare, dare la vita”. 

E poi lo sguardo si allarga al futuro prossimo, della società e di tutto il Paese: “Povertà e del disagio sociale che non scompariranno con l’epidemia – avverte l’arcivescovo Lorenzo –: ci verranno chiesti sacrifici. E dove trovare la fonte di queste virtù se non in Dio? La solidarietà e la cura, la vicinanza e la consapevolezza che abbiamo visto in questa situazione proseguano e siano sostenute. Per noi cristiani c’è poi io compito della carità che ci ha visto impegnati nelle tante Caritas e iniziative di carità delle parrocchie”.

“Ora abbiamo bisogno della ripresa delle attività lavorative – scandisce l’arcivescovo – Ma non potremo sottomettere il valore della persona e la sua salute a quello dell’economia. Questa epidemia è un’occasione importante per ripensare ai valori sociali, relazionali, in una comunità in cui tutti ci riconosciamo bisognosi degli altri e con delle risorse da dare a tutti. È l’opportunità per la politica di uscire dai personalismi esibizionistici ed essere a servizio del bene comune, per far crescere la giustizia e la pace, non solo per la nostra nazione ma per tutti i popoli, per ribadire che non ci sono fasi della vita o situazioni in cui le persone possono essere scartate. Nessuna, neanche se sono malati inguaribili o disabili”.

L’invito finale è a “ripensare un modello si sviluppo che ha privilegiato il profitto, di pochi e a breve termine e che ha danneggiato l’ambiente. ‘Se abbiamo imparato qualcosa da questa pandemia, ha detto il Papa, è che nessuno si salva da solo’. Il soffio dello Spirito ci muova verso una nuova fraternità”.

Al termine della Messa anche il sindaco De Pascale ha voluto ringraziare la Chiesa di Ravenna-Cervia per “il suo impegno di solidarietà e vicinanza” e per questo momento di ricordo di chi ha perso la vita. “Mi viene in mente Sergio Zavoli – ha detto – che si ricordava di quando, dopo la Seconda Guerra mondiale, finalmente si tornava a ricordare i morti, uno per uno”. “Nei prossimi giorni sempre più persone saranno chiamate a riprendere il loro lavoro – avverte – che si andranno ad aggiungere a chi non l’ha mai interrotto. È importante farlo in sicurezza, stiamo pensando a misure che lo garantiscano e lo dobbiamo fare su altre basi. Il rischio, altrimenti è quello di vanificare gli sforzi che abbiamo fatto finora”.