Marco Gurrera assieme a una collega

“Sì sono stato male anch’io (e sono stato a casa), anche se non ho mai avuto un tampone positivo”. Marco Gurrera lavora alla terapia sub-intensiva del nuovo reparto Pneumo-Covid del Santa Maria delle Croci. È un operatore socio-sanitario: forse la figura di sanitario che per lavoro (e per vocazione, in questo caso) sta più vicino agli ammalati.

Nonostante questo, e nonostante il virus l’abbia quanto meno sfiorato (“Ho avuto colleghi positivi”, spiega), la paura non ha cambiato il suo modo di lavorare: “I dpi li abbiamo ma nel nostro reparto si lavora con l’ossigeno – spiega – che può veicolare il contagio. Ma ho 40 anni, non ho problemi di salute, i miei genitori sono lontani. Concepisco il mio lavoro come un aiuto, un sostegno ai colleghi e ai pazienti, e a chi ha bisogno. Certo, siamo stati fortunati: l’ondata di ammalati è arrivata dopo altri territori. Siamo riusciti a prepararci”.

La quotidianità è cambiata parecchio nel suo reparto (è cambiato persino il nome: da Chirurgia a Pneumo-Covid) e non è solo questione di dpi: “C’è una grande unione tra noi, i medici e gli infermieri. Come una grande famiglia. Io cerco di trattare i pazienti Covid come gli altri: scherzo, cerco di parlare e di informarli perché se ti vedono tranquillo, è tutta un’altra cosa”.

Ma negli occhi dei più gravi si legge la disperazione: “In questa situazione ci viene chiesto di uscire dagli schemi: per aiutarli, ad esempio, a chiamare a casa. Certo, non si dorme bene: la visiera che dobbiamo portare provoca forti mal di testa”.

In questi frangenti la fede aiuta. “Mi ritrovo in un prolungato venerdì santo. Nei sacrifici che viviamo e in quelli che vediamo nei malati vedo la croce – racconta – e mi ritrovo un po’ nel cireneo. Ma so che la Resurrezione c’è”. E questo cambia tutto. È una speranza “logica” la sua: “Non possiamo perderla perché non c’è un vaccino. Non rinunci a sposarti perché tuo marito può morire. E di conseguenza, non puoi smettere di vivere perché c’è la morte”. Il ragionamento non fa una grinza.