Sono oltre 33.000 i lavoratori in cassa integrazione in provincia di Ravenna. E la Cgil è “seriamente preoccupata per le ripercussioni economiche e sociali”. Anche se, precisa il segretario provinciale Costantino Ricci, “la ripartenza, per quanto necessaria, potrà avvenire solo con piena garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Insomma, aggiunge, “il ritorno nei luoghi di lavoro potrà avvenire solo se saremo in grado di assicurare ai lavoratori piene garanzie in termini di salute e sicurezza e il pieno rispetto delle disposizioni”.

Più nel dettaglio dei numeri, le imprese coinvolte dall’emergenza sanitaria sono 3.169, spiega Davide Gentilini, responsabile dell’ufficio studi e ricerche. Le aziende dei trasporti sono 113 aziende con 2.066 addetti, quelle della cooperazione sociale 25 per 1.621, oltre al personale delle scuole non pubbliche, 51 per 454 dipendenti. Nella metalmeccanica sono ferme 593 imprese con 8.716 dipendenti in cassa integrazione, nell’edilizia 312 imprese e 2.977 dipendenti, nella chimica-tessile 189 imprese e 4.197 dipendenti.

Se nei Comuni dell’Unione della Romagna Faentina il 33% dei dipendenti sospesi fa parte del comparto metalmeccanico, in Bassa Romagna la percentuale scende al 28% ed è avvicinata dal settore della gomma-plastica e del tessile-calzaturiero che arrivano al 26%.

A Cervia il 68% dei lavoratori sospesi sono legati al mondo del turismo. “È nostro dovere- conclude Ricci- garantire la salute e sicurezza per chi è e per chi tornerà nei luoghi di lavoro e la copertura degli ammortizzatori per chi non potrà farlo nell’immediato”. Da qui l’invito ad avviare “una riflessione nazionale, da declinare poi a livello locale, su come riprogettare le aperture dell’anno scolastico e dei servizi dell’infanzia 0-6 anni” (Dire).