La Messa di oggi in diretta sulla pagina Facebook di Risveglio Duemila
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“Sacerdoti fino alla fine”, come Cristo che ha dato la sua vita per tutti. Ha ricordato tutti i sacerdoti morti a causa del Covid-19 (96 in Italia finora; per fortuna nessuno nella Diocesi di Ravenna), monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, nell’omelia della Messa del Giovedì Santo che ha celebrato questa sera in Cattedrale, assieme al parroco del Duomo, don Arienzo Colombo. Come ha fatto Papa Francesco nella Messa a San Pietro.

“Molti – ha ricordato l’Arcivescovo Lorenzo – hanno contratto la malattia nel loro servizio quotidiano. E’ un segno: del fato che hanno vissuto l’ultimo tratto della loro vita terrena offrendola per il popolo, per la gente, per la loro comunità. Sacerdoti fino alla fine, che hanno imitato Cristo fino al dono totale di sé”.

E proprio il sacrificio Eucaristico è al centro della liturgia del Giovedì Santo che introduce alla Pasqua (di fatto quelle del Triduo costituiscono un’unica grande celebrazione che conduce alla gioia della Risurrezione).

“Con questa celebrazione – ha spiegato l’arcivescovo Lorenzo – ricordiamo i tre grandi doni che Gesù ci ha fatto nella sua vita terrena: anzitutto il dono di sé stesso. Cristo non è un condannato a morte: si consegna volontariamente alla morte perché solo col dono della sua vita potrà ottenere la Risurrezione per noi”. Un sacrificio al quale “convoca” tutti: chiede a noi di fare altrettanto, cioè di donarci gli uni gli altri, in un gesto “che non è solo la ripetizione di un racconto”, non è solo “memoria”, precisa l’arcivescovo, è “memoriale”: “la forza di quel dono ci viene donata: un dono spirituale, vero, reale, sacramentale. Sono i doni del pane e del vino: il mezzo attraverso il quale Cristo entra in noi, perché la sua vita sia assimilata e ci trasformi”.

In questa sera, quella del Giovedì santo, ricorda monsignor Ghizzoni, Cristo istituisce anche il sacerdozio, altro dono che si ricorda nel rinnovo delle promesse sacerdotali nella Messa del Crisma che quest’anno, sempre per le norme anti-contagio, è stata rinviata. Nella preghiera eucaristica, l’Arcivescovo ha ricordato tre presbiteri che festeggiano il loro anniversario di sacerdozio: don Giuliano Trevisan, don Giovanni Montanari e don Claudio Ciccillo.

Infine il dono della carità, rappresentato dal gesto della lavanda dei piedi che quest’anno, sempre a causa del Covid-19 non è stato possibile fare: “Gesù lava i piedi dei suoi discepoli per darci la misura della carità, per dirci di lavarci i piedi gli uni gli altri, di servirci abbassandoci fino a dove c’è bisogno, di donarci, senza calcoli. Un gesto che parla di unità, servizio, dono di sé”

“Oggi abbiamo tanto di cui ringraziare – conclude l’arcivescovo Lorenzo –. In questo tempo molti sperimentano la fame di Eucaristia. E anche questo è un segno: il popolo di Dio ha capito che lì c’è l’alimento della vita cristiana. Ma c’è anche nella Parola, che dovrebbe essere venerata come presenza viva di Cristo. E questa è a disposizione di tutti, sempre”.