La preparazione dei pacchi viveri

“Anche oggi 10 famiglie nuove di cui 8 italiane”, racconta la coordinatrice del centro d’ascolto diocesano della Caritas, Daniela Biondi. Ed è la foto di un solo giorno dell’emergenza che tocca tante famiglie, anche italiane e ravennati, e che si può misurare dall’osservatorio della Caritas diocesana.

Il numero di chi bussa al centro d’ascolto di piazza Duomo è aumentato ancora: dalle 15/20 famiglie al giorno di gennaio, si è arrivati al record dei 150 pacchi (uno per ogni componente del nucleo) di inizio settimana. In media, 100 persone al giorno (sui tre giorni apertura del cda) bussano alle porte del centro d’ascolto diocesano della Caritas.

La coordinatrice Daniela Biondi assieme ad alcuni volontari dell’Agesci

Le storie si ripetono: “Sono famiglie monoreddito o persone che avevano un impiego nel settore stagionale, prevalentemente al mare – racconta la coordinatrice –. Molte son state prese in carico per la prima volta dai servizi sociali. E nei loro occhi si legge una fragilità assoluta: mai avrebbero pensato di dover venire in Caritas per poter mangiare. Alcuni sono molto demoralizzati. E ci chiedono: ‘ce la faremo, andrà meglio?’”. 

La risposta è forse nel vortice di solidarietà che questa situazione sta generando. Che, vista con gli occhi della Caritas, ha l’odore della Provvidenza. “Un caseificio locale, pur essendo chiuso per i fornitori, ha continuato a produrre formaggi solo per noi – rivela Biondi –; ci arrivano pallet interi di biscotti, surgelati, olio… E poi c’è la generosità delle famiglie ravennati che fanno letteralmente la spesa anche per noi. Quasi due scatoloni di cibo al giorno riceviamo, anche costosi, come datteri e noci”. A questo si aggiungono le risorse straordinarie messe in campo Caritas Italiana attraverso la Diocesi. 

Una solidarietà concreta che fa dire alla coordinatrice: “Anche nella tragedia, l’amore per gli altri non è andato in quarantena”

Per non parlare dei volontari che ogni giorno si offrono di dare una mano. Quelli “storici” sono stati invitati, per precauzione, a restare a casa (almeno chi ha più di 65 anni), ma al loro posto sono arrivati spontaneamente giovani universitari (“Uno mi fa tutto il lavoro di segreteria: ogni giorno arriva alle 8.30, come se fosse un impiego”, racconta Biondi) e soprattutto gli scout dell’Agesci di tutti i gruppi ravennati, in media 7 o 8 al giorno.