Davide Saitta ha appena concluso la seconda stagione sportiva a Ravenna

Il Natale lo ha trascorso in un palasport per una partita di campionato, e in una lettera scritta al Papa, che ebbe ampio clamore mediatico, si chiese perché in certi giorni dell’anno lo sport non si possa fermare. Pasqua, invece, la trascorrerà in famiglia, nel pieno rispetto delle restrizioni imposte dall’esigenza di arginare il contagio del Covid-19. Lontano dalla palestra, che incarna il suo lavoro, ma anche dal cuore, cioè da quella Chiesa che, da uomo di profonda fede qual è, è parte integrante della sua vita.

Uno stop, un blocco, una quarantena che Davide Saitta, alzatore e capitano della Consar Ravenna, vive con grande partecipazione emotiva. “Questo è un periodo di Quaresima davvero particolare, che sta combaciando con una quarantena e una situazione sanitaria molto difficile; più simbolica e metaforica di così non potrebbe essere. E’ un periodo che ci costringe a stare lontano da tutti, a stare soli con noi stessi, a riflettere sul perché di tutto questo, sul perché Dio permette tutto ciò, e ci mette di fronte a tanta sofferenza. Non dobbiamo pensare a una punizione, lo stesso Vangelo ci invita ad accettare tutto ciò che avviene perché tutto è fatto per il nostro bene. Incredibile come questa pandemia si manifesti in questo tempo, in questo momento storico preciso: per chi crede non è affatto una coincidenza. Eravamo calati nella realtà delle frenesia, del continuo fuggi fuggi, eravamo sempre di corsa, sempre in movimento, non potevamo fermarci. Poi è arrivato questo virus invisibile, che tiene metà della popolazione mondiale chiusa in casa, che sta mietendo vittime ovunque. Questa è ancora di più la Pasqua della riflessione, del rispetto delle persone, del cambiamento dei nostri cuori, della riappropriazione del nido e della famiglia”.

E sarà una Pasqua ancor più di preghiera, sfruttando la tecnologia, il web, lontano da chiese chiuse. “Come il corpo ha bisogno di allenarsi anche l’anima ha bisogno di stare in allenamento – sottolinea – e nelle mie giornate non manca quasi mai il momento della preghiera. Fin quando era possibile andavo a Boncellino, dove c’è la sede ravennate del Cammino neocatecumenale di cui faccio parte, e a Messa a San Biagio, adesso preghiamo da casa, recitiamo le lodi, facciamo incontri comunitari, recitiamo rosari collettivi, partecipiamo alle messe, tutto ovviamente in streaming, sui social o su YouTube. Il momento attuale ci impone di vivere una spiritualità diversa, ma non forzata, nella speranza che questa Pasqua sia veramente di resurrezione, ci possa portare buone notizie sul fronte di questa battaglia contro il virus”.

In questi giorni molto particolari, nell’immediatezza di una festa solenne e sentita, Saitta ha pensieri per chi soffre e per chi combatte in prima linea contro questo virus, “che ci fa toccare con mano la morte, il dramma della morte in solitudine, che ci rende più partecipi dei disastri del mondo, dove ogni giorno muoiono persone per violenze, per guerre, per fame. Speriamo che questo momento di deserto che incredibilmente combacia con il momento più solenne della vita di Cristo, la morte e la resurrezione, possa essere superato, proprio sull’esempio di Gesù che aveva attraversato il deserto ed era riuscito a vincere tutte le tentazioni”.