Pasqua, il sepolcro è vuoto
Pasqua, il sepolcro è vuoto

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 1-10). Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui.
È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: ‘È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, io ve l’ho detto”. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi!”.
Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.

Il commento al Vangelo di Andrea Romagnoli, diacono. Ogni giorno è Pasqua! Oggi più che mai siamo chiamati a far rotolare fuori di noi le pietre ingombranti, che occupano il cuore, che appesantiscono la vita, che impediscono alla luce di entrare … quelle che fermano, rinchiudono, schiacciano, annientano e zittiscono Dio. Nel Vangelo della veglia pasquale, dopo la notte passata insonne, le donne si dirigono al sepolcro, per l’ultimo gesto di premurosa, femminile e delicata attenzione: ripulire il corpo mortale di Gesù, squarciato e sepolto frettolosamente. Matteo però ci ricorda che un angelo disse alle donne affrante di smettere di cercare il crocefisso. È forse imbalsamando il suo corpo, mummificandolo che si rende onore a Dio? Non è invece, essendo testimoni della sua risurrezione e convertendosi, che operiamo ciò che il Signore ci ha comandato? Ci siamo buttati ai piedi della croce, in cui l’abbiamo appeso per i nostri peccati, indossando la maschera del penitente e dell’afflitto, e poi non riconosciamo i segni della sua potenza, della sua grazia verso di noi.

Dio non è in quel sepolcro! Se ne è andato, è sparito, è svanito… e così non abbiamo nessun cadavere su cui piangere.
E se avessimo sbagliato l’indirizzo della tomba? Non sarà, invece, che non esiste nessuna tomba per Dio, ed è questa la ragione per cui non lo incontriamo? Domandiamoci: perché continuiamo a bussare alla porta di un sepolcro? Quale pietra ha sepolto la nostra fede e tiene lontano Dio dalla nostra vita? Cosa ci impedisce di essere veramente felici?
Viviamo dietro scuse, ponendo condizioni alla nostra felicità… se fossi, se avessi, se potessi… non è forse vero? Se non sono felice qui e ora, non potrò mai essere felice. E le ferite, i dubbi, gli strappi del passato, la pietra tombale che non riusciamo a togliere, Dio la scaraventa per aria. Ecco perché la Pasqua è, e deve diventare l’inizio di una nuova creazione. È il Giorno nuovo fatto dal Signore. Questa volta Dio non usa fango per rifare il creato, è Suo Figlio la Parola creatrice, il Verbo incarnato, che afferma con la sua stessa vita donata per noi: “Padre, sia fatta la tua volontà”. E la volontà del Padre è che tutti gli uomini rinascano a vita nuova. Una volontà che si realizza sulla croce, quando Gesù privo ormai di ogni vitalità umana, sospira e dice: “Padre, tutto è compiuto! Nelle tue mani affido il mio Spirito”. E la risposta del Padre non tarda: è l’immensa gioia della Resurrezione. Nella Pasqua del Signore il mondo e la creazione si sono riconciliati. L’uomo, con la morte e la resurrezione di Gesù, riprende il dialogo interrotto con Dio, ritrova il vero senso e significato della sua stessa esistenza. La Pasqua è la grande festa della Chiesa, che si ripete ogni domenica, gioia profonda per quanti di noi vivono la vita con fede. Allora corriamo al sepolcro, come Pietro e Giovanni, vediamo le bende, gli altri segni e crediamo. Viviamo da risorti, perché risorti con Cristo cerchiamo le cose di lassù, quelle dell’anima, quelle vere, quelle assolute.