Don Giordano Goccini
Don Giordano Goccini

Aprire il Bar-Abbà, in orario da aperitivo, con una diretta online sulla pagina Facebook – Giovani Ravenna, è stata l’occasione per l’Ufficio di Pastorale Giovanile Vocazionale di incontrare dopo vari mesi gli educatori, gli animatori e tutti i giovani. Alle porte della cosiddetta fase “rilancio” per l’Italia, che mette in gioco proprio le relazioni, forse un po’ assopite, si è parlato di ripartire, di rincontrarsi e di come affrontare questo “nuovo” periodo di distanza forzata.

Un dialogo tra don Matteo Papetti, direttore dell’Ufficio, e don Giordano Goccini, adesso parroco e con una lunghissima esperienza in Pastorale Giovanile sia a Reggio Emilia, sua diocesi di appartenenza, sia a livello regionale per l’Emilia-Romagna. Il dialogo è partito dalla prima e imminente sfida che riguarda quest’estate: rifletteva don Goccini, infatti, che ci sarà la possibilità di stare insieme, di vederci, di riavvicinarci, dopo questo lungo tempo di distacco totale, ma solo quel tanto che ci permette di non costituire una minaccia per gli altri.

Per questo sarà un percorso tortuoso, perché ci viene chiesto di rinnovare le nostre relazioni: alcune sono dovute, ma altre invece non sono obbligatorie. Dovremo allora ri-scegliere queste relazioni, discernere con prossimità, riavvicinarsi in modo reciproco. Oggi la chiamata è scegliere percorsi di prossimità, non di massa, che ci consentano di amare Dio e amare il prossimo nel piccolo. Come nella parabola del buon samaritano anche Gesù si fa prossimo, così anche noi dobbiamo decidere di farci prossimi.

La seconda sfida a cui siamo chiamati è “come riemergere da questa realtà virtuale per tornare nella dimensione reale?”. “Virtuale e reale sono realtà così distinte?” Si chiede don Goccini. Oggi queste due dimensioni si vivono insieme. Il virtuale ha un fascino nascosto: vedere senza essere visti. Si può essere qualcun altro, mentire, “truccarsi”, mentre nella realtà questo atteggiamento è pericoloso e può configurarsi come una malattia. In questo momento è venuto meno il fascino del virtuale, poiché abbiamo dovuto trasferire in rete la vita reale. Abbiamo dovuto spingere a forza nella vita virtuale l’abbracciarsi e il vedersi, essendo impedito nella vita reale, e ora abbiamo voglia di tornare al reale: andare a pranzo dalla nonna, abbracciarci, stare insieme. Non abbandoneremo il virtuale, poichè ormai è una forma stabile di comunicazione, ma dobbiamo resistere a quella modalità negativa di vivere il virtuale, che, grazie a questo periodo, si è affievolita nel modo di approcciarci al mondo online.

Terza e ultima sfida: “come possiamo accompagnare i nostri ragazzi in questo viaggio? Quali proposte facciamo?” La proposta sfidante per gli educatori nel ritrovare la relazione con i ragazzi sarà quella di farsi prossimi con loro, di fargli capire che ci stanno a cuore e non perchè riempiono le sale della parrocchia, ma perché vogliamo loro bene. Ci sono tanti mezzi per fortuna anche digitali per fare questo: è un tempo in cui ci vuole un surplus di ospitalità, ci vuole molto ascolto, tempo per raccontare quello che è successo dal vivo, anche tre mesi dopo, quando qualcosa si è sedimentato. Aiutare i ragazzi a prendere delle percezioni e a raccontarle in modo coerente, mettere in fila le cose e dare loro un senso. Raccontare serve proprio a trovare un senso; per questo ci viene chiesto di ascoltare realmente, di fare spazio all’altro. Non si può parlare con qualcuno che non ascolta, perché ha già capito tutto.

I ragazzi a volte fanno fatica a parlare: “noi educatori”, dice don Goccini, “dobbiamo cercare di aiutarli a rielaborare, magari suggerirgli le parole, ma non parlare per loro.” Quale atteggiamo allora possiamo avere? Che ci sia molta speranza! Ci sono esperienze che non andranno sempre bene, dobbiamo averne coscienza, ma l’esperienza che fa soffrire aiuta a seminare la speranza, che è la convinzione che ha senso camminare in quella strada, anche quando tutto andrà male. La Speranza è un faro.

E poi un appello finale da parte di don Goccini ai giovani: “dovete camminare insieme, dare esplosione alla creatività, immaginare cose che non si sono mai fatte, inventare cose che non sono ma state realizzate, tirare fuori idee!”.

Ricordiamo il secondo appuntamento con il Bar-Abbà online giovedì 28 maggio alle 18, in cui parleremo ancora con don Giordano Goccini di strumenti pratici per realizzare esperienze estive e anche di alcune indicazioni operative e organizzative.

Elisabetta Coffari