Un momento della celebrazione del 1° maggio tenutasi davanti al Mar

L’emergenza Covid-19 non ha cancellato la festa del Primo Maggio, ma ha costretto a ridurre le cerimonie e le celebrazioni, a evitare i raduni di folla, i giardini colorati a festa, e ad affidarsi ai social e alla tecnologia. E’ stato così anche a Ravenna, dove la festa dei lavoratori si è tenuta questa mattina in diretta streaming davanti al Museo d’arte della città, con l’iniziativa congiunta di Cgil, Cisl e Uil del territorio ravennate: una festa accompagnata dal messaggio “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”.

Hanno preso la parola il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, e, in rappresentanza dei sindacati, Roberto Baroncelli, segretario della Cisl.

Qui di seguito, il testo integrale del discorso di Roberto Baroncelli:

“Care amiche e compagne, cari amici e compagni, questo Primo Maggio cade nel contesto di un Paese ancora impegnato a contrastare un’emergenza sanitaria drammatica e alla ricerca delle migliori condizioni per una difficile ripartenza. In questa situazione non era possibile realizzare i nostri tradizionali appuntamenti, ma abbiamo deciso unitariamente, nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti, di non rinunciare a celebrare la Festa dei Lavoratori, dando forza ai temi e alle proposte che in queste settimane, dominate dalla pandemia, sono state il cardine delle posizioni espresse in ogni sede da parte di CIGL, CISL, UIL.

Vogliamo farlo proprio a partire dallo slogan scelto a livello nazionale per questa giornata: “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”, per lanciare, nonostante l’assenza di cortei e manifestazioni di piazza, un segnale di forte unità, di solidarietà e di speranza per tutto il mondo del lavoro. La nostra mente ed il nostro cuore sono rivolti alle tante vittime del Coronavirus, in primo luogo alle tante persone anziane che hanno costruito questa nostra Italia e che in silenzio se ne sono andate, spesso anche in quelle residenze sanitarie assistenziali e case di riposo che fino a poco prima si erano presi cura di loro.

Il nostro pensiero va alle famiglie spezzate che piangono i loro cari, ma anche a tutto il personale della sanità che in queste settimane terribili si è prodigato, pagando un prezzo altissimo, per salvare tante vite umane, (ultima in ordine di tempo Donatella Brandi una operatrice socio sanitaria della nostra AUSL Romagna in servizio presso l’ospedale di Faenza); il nostro pensiero va al personale della Protezione civile, delle Forze dell’ordine, di tutti i servizi pubblici, assistenziali e delle filiere produttive che hanno garantito la sopravvivenza del nostro Paese, infine alle migliaia e migliaia di volontari e volontarie che ancora una volta hanno portato alla luce il volto migliore, spesso nascosto e silenzioso, dell’Italia. A tutti, nessuno escluso, ciascuno per la sua parte, va il nostro sincero ringraziamento con la promessa e l’impegno a non dimenticare.

Gli effetti della pandemia sono davvero devastanti sul piano economico e sociale. Rappresentano una ferita profonda per la vita di milioni di lavoratori e di famiglie italiane. Ma dobbiamo risollevarci. Abbiamo sentito molte volte paragonare gli effetti di questa situazione alle condizioni di un dopoguerra, ebbene, oggi come allora il nostro Paese dovrà imboccare la strada della rinascita civile e delle riforme necessarie, mantenendo al primo posto i diritti della persona, la dignità e la sicurezza del lavoro, la costruzione di una Europa diversa e vera, l’inclusione sociale, la lotta alla povertà.

Oggi come allora dobbiamo ripartire da questi stessi valori, per tornare a guardare al futuro con coraggio e fiducia, rifiutando la demagogia, l’antagonismo sterile ed il populismo, cercando sempre di coniugare gli interessi dei lavoratori con quelli generali del Paese.  Così come abbiamo fatto con i protocolli firmati in queste settimane con il Governo e le imprese, per estendere a tutti i lavoratori gli ammortizzatori sociali, affrontare con misure straordinarie le conseguenze economiche e sociali del coronavirus, garantire la salute e la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro. Significa chiedere e pretendere un confronto e una contrattazione partecipativa in tutti gli ambiti lavorativi ed in tutti i processi aziendali, ma, dall’altra parte, significa anche essere in campo con proposte costruttive su temi come sviluppo, politica industriale, redistribuzione della ricchezza, riforma fiscale, riorganizzazione del welfare e della Pubblica Amministrazione, formazione e lavoro per i giovani le donne e i disoccupati, tutele previdenziali e sociali, conciliazione lavoro-famiglia, scuola, ambiente e sviluppo sostenibile, riduzione del divario Nord–Sud, integrazione dei lavoratori immigrati, lotta all’evasione alla corruzione ed alla criminalità organizzata.

Tutte questioni cruciali, attuali già prima dell’emergenza, ma che oggi esplodono in tutta la loro centralità per il futuro. Sappiamo bene che nulla potrà essere come prima dopo questa emergenza sanitaria e abbiamo il dovere di affrontare questo momento con la consapevolezza che può e deve diventare una opportunità.

Albert Einstein diceva: “la crisi è la più grande benedizione per le persone e per le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”: La storia dell’umanità è costellata di momenti che per la loro criticità ripropongono la sensazione di una tragedia insuperabile, ma non per questo progresso e benessere, seppur in forme perfettibili, sono venuti meno. Allora abbiamo il dovere di apprendere la lezione che ci arriva da questa emergenza e lavorare giorno e notte alle soluzioni per un domani migliore.

Dobbiamo uscire da questa esperienza ripensando peso, ruolo e modalità di azione dei servizi pubblici, rivedendo l’organizzazione dei trasporti, modificando il nostro stile di vita, cambiando radicalmente il modo di produrre, riorganizzando il lavoro e gli orari, diffondendo lo smart working, utilizzando le nuove tecnologie in tutti i settori per salvaguardare la salute delle persone, senza danneggiare la qualità e la produttività. Occorrerà siglare accordi innovativi con le aziende, ricercare sempre maggior partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori, ma soprattutto avremo bisogno da subito di più investimenti pubblici per garantire l’occupazione, più mezzi e uomini per rafforzare il sistema sanitario, sbloccare tutti i cantieri, far partire una grande modernizzazione del Paese nel settore delle infrastrutture materiali ed immateriali, nella scuola, nella formazione, nella ricerca, nell’innovazione, nel digitale, nella tutela del territorio, dell’ambiente e dei beni culturali.

Bisogna uscirne tutti insieme, con una risposta collettiva, per cambiare in meglio la nostra società, pensando in particolare al bene delle giovani e giovanissime generazioni, compiendo scelte che guardano al domani e non all’oggi, facendo sempre un attento esercizio di memoria critica, per valutare attentamente il respiro temporale e la reale concretezza e fattibilità di ogni proposta.

Ecco perché, oggi più che mai, il ruolo del Sindacato è decisivo in questa fase difficile di nuova “ricostruzione” del Paese. Il Sindacato come attore sociale a tutto tondo e come soggetto custode dei nostri valori fondamentali. Come attori sociali abbiamo apprezzato la disponibilità al confronto, rispettoso delle prerogative di ciascuno, e la volontà di coinvolgimento che ha caratterizzato in quasi tutte le situazioni l’azione delle amministrazioni della nostra provincia. Non solo nella gestione dell’emergenza, ma anche nella fase di elaborazione di una ripartenza, non sono mancati e sono tuttora in corso importanti momenti di dialogo tra istituzioni, rappresentanze dei lavoratori, delle imprese e altri attori del territorio.

Abbiamo richiesto e condiviso la necessità di dar vita ad un tavolo provinciale che garantisca il necessario coordinamento e assicuri omogeneità sul territorio per la ripresa delle attività, compatibilmente con un quadro epidemiologico in evoluzione, che va assolutamente mantenuto sotto controllo, e con il contesto di regole nazionali e regionali in continuo mutamento. Un tavolo che, attraverso la sua articolazione in gruppi di lavoro per filiere, vuole essere punto di riferimento per le aziende del territorio che intendano continuare l’attività produttiva mai interrotta o che vogliano riprenderla dopo il fermo imposto dal lockdown, coniugando, attraverso protocolli condivisi, la necessità di riavviare l’economia con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro, delle modalità produttive e di quelle di fruizione dei servizi. Abbiamo partecipato convintamente a questi tavoli avendo sempre a riferimento, in quanto sindacati confederali, gli interessi complessivi delle nostre comunità locali. Ma tutto ciò potrebbe risultare inutile, o addirittura interrompersi, se non si dovesse completare il percorso di confronto con CGIL, CISL, UIL a livello regionale.

Occorre tradurre in modo organico gli accordi nazionali sul territorio e per fare questo è necessaria una regia regionale, basata non su decisioni unilaterali ma condivise.  Per questo deve riprendere immediatamente e concludersi positivamente il confronto sulle proposte di modifica al documento regionale sulla fase 2 avanzate da CGIL CISL UIL il 18 aprile scorso.

Infine, come custodi, certamente non unici, dei nostri valori fondamentali, ci permettiamo di fare alcune riflessioni in merito alla difficoltà di riconoscere appieno il nostro assetto costituzionale nell’accavallarsi di decreti della Presidenza del Consiglio o di singoli Ministri, di ordinanze regionali, di circolari ministeriali, per non parlare dell’infinità di annunci, proclami e raccomandazioni che ogni politico si sente in dovere di fornire con voce solista. Nei giorni scorsi la Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, uscita dalla battaglia con il virus, ci ha ricordato che “La Costituzione non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola per navigare per l’alto mare aperto nei tempi di crisi”. Sono parole su cui dobbiamo soffermarci. Non per una sterile discussione su quali diritti o libertà siano necessariamente limitati nell’emergenza, ma sul come ciò avvenga o meglio dovrebbe avvenire.

Da troppo tempo ormai, e questa situazione è solo l’ultimo esempio, è sotto gli occhi di tutti il progressivo svilimento del ruolo del nostro Parlamento, non solo nella funzione legislativa, che nel tempo si è tradotta al troppo frequente esercizio di voti di fiducia, ma anche in quella generale di controllo e indirizzo. Nessuno nega le difficoltà che il Governo ha dovuto affrontare e la necessità di farlo in tempi rapidi, ma proprio perché la situazione è grave si può e si deve chiedere un cambio di passo alla politica tutta ed anche a noi che scegliamo i nostri governanti.

Anche in passato ci sono state stagioni difficili, dal dopoguerra alla stagione della lotta al terrorismo, ma proprio in quelle stagioni si è costruita e consolidata la nostra struttura istituzionale, fatta di poteri tra loro in equilibrio, e in quelle stagioni ne abbiamo potuto saggiare la forza e il funzionamento; così come la storia ci insegna anche i disastrosi risultati delle esperienze di uomini soli o di pochi al comando con pieni poteri. Dobbiamo avere la voglia e la capacità di soffermarci anche su questi aspetti. Per capire che l’equilibrio del sistema va mantenuto e gelosamente difeso, che i pesi e contrappesi istituzionali non devono essere ostacoli alla governabilità ma garanzia per tutti. Per ricordare a noi stessi che occorre selezionare una classe politica non con la pancia, ma col cuore e la ragione, pretendendo poi da tutti un rigoroso ed alto livello di esercizio della funzione a cui sono chiamati.

Ci attende una stagione nuova, di ricostruzione, in cui tutti, singolarmente e come soggetti collettivi, siamo chiamati a fare con responsabilità la nostra parte, non per interessi particolari, ma per il bene comune. CGIL, CISL, UIL ci saranno, perché il lavoro sia davvero il fondamento della nostra Repubblica, la leva fondamentale per restituire una prospettiva credibile per il futuro del nostro Paese e di coloro che rappresentiamo.

Buon Primo Maggio a tutte e tutti voi”.