Foto Siciliani/Calvarese (Agensir)

Da domani entrano in vigore le nuove disposizioni che permettono di tornare a celebrare i funerali in forma pubblica ma solo con un gruppo limitato a 15 fedeli. Ma, per obiettive difficoltà logistiche, non tutte le diocesi potranno aderire a questa possibilità. Prima fra tutte quella di avere termoscanner o termometri digitali per misurare la temperatura di chi partecipa.

Ecco quindi che ieri sera è arrivata una nota della segreteria della Cei, firmata dal vescovo Stefano Russo, in cui si annuncia un’inversione di rotta del Comitato tecnico-scientifico voluto dal Governo. Durante l’incontro di ieri fra la Cei e gli esperti nominati dal premier “la segreteria generale è tornata a rappresentare l’oggettiva complessità per le parrocchie di corrispondere alla richiesta, relativa alle celebrazioni delle esequie, di dotarsi di strumenti per la rilevazione della temperatura corporea”. E, annuncia Russo, il confronto “ha portato a superare questa problematica, con il Comitato tecnico-scientifico che ha accolto la nostra richiesta di rivedere l’indicazione data giovedì scorso”, ossia dell’obbligo degli strumenti di misurazione. 

Tuttavia, fa sapere il segretario generale della Cei, “si è raccomandato di sollecitare i parroci, affinché contribuiscano a sensibilizzare i fedeli a porre la massima responsabilità per non esporre se stessi e altri a eventuali contagi. Di qui l’esplicita richiesta di rimanere a casa a quanti presentano una temperatura corporea oltre i 37,5°C, di non accedere alla chiesa e di non partecipare alle celebrazioni esequiali in presenza di sintomi di influenza o quando vi sia stato contatto con persone positive” al coronavirus nei giorni precedenti.

Restano tutte le altre indicazioni, a partire dal numero massimo di partecipanti (quindici): le potete leggere qui