Paul Landowski e Heitor da Silva (1922-1931 ) cristo redentore rio de janeiro. realizzata in calcestruzzo e pietra saponaria
Paul Landowski e Heitor da Silva (1922-1931 ) Cristo redentore rio de janeiro. realizzata in calcestruzzo e pietra saponaria

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto?
Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via”.
Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”.
Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”.
Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi.

Viviamo in un tempo che siamo spesso tentati di considerare “il peggiore possibile”. Ogni giorno, la nostra esistenza è assediata sia dentro che fuori, con migliaia di situazioni concrete che richiedono risposte concrete. Ognuno di noi vorrebbe vivere felicemente, vorrebbe che il successo fosse sempre dalla sua parte, vorrebbe godersi all’infinito tutto ciò che la vita ha da offrire.
È naturale pensarlo, ma dimentichiamo una verità fondamentale: siamo pellegrini su questa terra, per quanto bella e accogliente possa essere.

E allora ci chiediamo: dove stiamo andando? In effetti, qual è il vero fine della nostra vita?
Sebbene siamo nel periodo pasquale, un tempo caratteristico della gioia, paradossalmente, a prima vista, la lettura del Vangelo di Giovanni ci presenta una parte del discorso di addio di Gesù. Questo è un discorso in cui predomina una certa tensione di spiriti, un dialogo con risposte misteriose. Il Maestro parla ai suoi discepoli di un viaggio: “Vado a prepararvi un posto…verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14, 2-3). Li assicura, dicendo: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore” (Gv 14, 2), ma gli apostoli non sembrano troppo entusiasti. Dopo tre anni trascorsi con il loro Maestro, queste persone semplici, ma che alla chiamata di Gesù mostrarono coraggio, attraverso la voce di Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?” (Gv 14,5), esprimono la loro perplessità davanti al mistero di Cristo.

Parlando di se stesso, Gesù dice cose molto difficili, cose che nessun uomo, per quanto grande e importante, possa permettersi di dire: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6) Cristo è la via che conduce al Padre. Lui, morto e risorto, è vita e la missione della Chiesa è annunciare coraggiosamente questa vita al mondo intero. Ma non possiamo dimenticare che rimaniamo nella sfera della fede. Il discorso di Gesù si trasforma in una chiamata insistente alla fede totale, che è l’unico atteggiamento giusto per comprendere le sue parole. Gesù è la fonte e la Chiesa è la radice che trae la sua linfa da Cristo. È quella pietra scartata e disprezzata, ma diventata la base, la pietra angolare della fede della Chiesa.

Pertanto, la missione della Chiesa ha una dimensione spirituale, definita come “perseveranza nella preghiera e nel ministero della Parola” (At 6, 4), nello spezzare il pane, ma anche una dimensione caritativa verso i bisognosi, in una perfetta comunione, incentrata nella fede in Cristo, la via, la verità e la vita. In questo senso, essere pellegrini su questa terra diventa una qualità dinamica per uno scopo superiore, che ravviva e coinvolge l’essere umano in uno sforzo continuo, che alla fine significa creatività e progresso e che ha un potere edificante per l’essere umano nei momenti difficili della vita. La risurrezione di Cristo è la garanzia che un giorno anche noi risorgeremo e arriveremo alla perfetta felicità per cui siamo stati creati e redenti. “Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te” (Sant’ Agostino, Le Confessioni).