La colomba dello Spirito Santo, particolare del mosaico di Rupnik
La colomba dello Spirito Santo, particolare del mosaico di Rupnik

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” .

La Pasqua si prolunga per 50 giorni, che sono scanditi da sette domeniche pasquali, e in ciascuna di esse la liturgia vuole rappresentare un ritratto della Chiesa che nasce dalla Resurrezione. Nella II domenica di Pasqua abbiamo contemplato le 4 colonne che reggono la nuova comunità: la Parola, l’Eucarestia, la preghiera e la koinonia.  Nella III domenica abbiamo contemplato la forza della Parola annunciata, capace di toccare il cuore di chi la ascolta.  Nella IV domenica la liturgia ci presenta la figura del buon Pastore che guida e condivide tutto con la vita delle pecore, tutta la vita della comunità che viene custodita e accompagnata.  Nella V domenica abbiamo contemplato che in ogni gruppo umano (famiglia, comunità, società) è normale che accada il malcontento, sintomo di un problema da affrontare e da risolvere. In questa VI domenica la predicazione e i segni compiuti dagli Apostoli allargano i confini della comunità e anche ai pagani viene concesso di farne parte.

Il Vangelo composto da soli sette versetti ci presenta l’invito di Gesù a vivere l’esperienza della comunione trinitaria dentro un’esperienza di amore. “Se mi amate…” ma quale amore? Mentre scrivo questo commento squilla il telefono. È un’anziana vedova di Bologna, rimasta tale a soli 30 anni, dopo pochi anni di matrimonio con un piccolo bambino. Ora di anni ne ha 73 e cerca consolazione, aiuto, vicinanza, comprensione, una vita intera la sua, segnata dalla sofferenza e dalla prova. Al telefono mi ha rivelato come in questi 43 anni ha compreso che amare è soffrire ed è per questo che ha scelto di accogliere le prove della vita sempre come un dono, perché ritiene che la sua storia, la sua vocazione sia quella di amare. “Se mi amate…”. Forse Giovanna ha fatto esperienza di amore trinitario?

Un’infermiera di un noto ospedale della Lombardia scrive una lettera al suo parroco: “Quella prima notte di durata eterna, ho visto arrivare a cadenza fissa sei pazienti, un incubo. Ho visto i miei rianimatori stanchi, i miei colleghi come me esausti, ma mai lamentarsi o imprecare. Come se una forza indicibile ci avesse indicato la via. E mi è sempre risuonata in testa una frase di Sant’Agostino: la gloria della Croce è nella bontà della causa, non nella sua durezza. E questo mi ha convinto della bontà della causa, così ho creduto e sperato, aiutato a portare 11 croci, e sotto il suo peso siamo tutti noi caduti, molte volte, lungo quella strada, ma otto di loro nella Settimana Santa si sono svegliati. Caro don Franco, di una cosa sono certa: nostro Signore dalla croce è sceso nelle nostre corsie, ci ha preso per mano, e non ci ha mai lasciato un attimo. E ha portato con sè quelle anime, con le frettolose Unzioni degli infermi, e le nostre preghiere silenziose, e le lacrime, dietro una visiera. Malgrado tutto, sono serena, volevo condividere con lei questi pensieri”. Quanto amore abbiamo colto anche in questo periodo di sofferenza e di malattia e quanto di più ognuno di noi ne può avere sperimentato dentro le mura domestiche della propria casa. Può essere anche questo amore trinitario?