Prima la ricerca e la corsa ad acquisire le mascherine e i preziosi dispositivi di protezione. E ora il problema di come smaltirli correttamente dopo averli usati. “Vanno comunque e sempre conferiti nell’indifferenziato”: a sottolinearlo con forza è Andrea Bazzi, responsabile dei servizi ambientali di Hera per l’area di Ravenna.
“Intanto devo riconoscere che vedo in giro tanta gente che indossa mascherine e guanti – osserva Bazzi – e quindi c’è un alto rispetto dell’obbligo di usarli per questioni di sicurezza e quando non si riesce a mantenere le distanze. Però sappiamo anche di smaltimenti ‘impropri’ di questi dispositivi”. Che vanno, senza ombra di dubbio, conferiti nella raccolta indifferenziata.

“Bisogna fare attenzione al materiale con cui sono fatti – spiega Bazzi – perchè le mascherine non sono di carta come sembra, sono più di tessuto, e i guanti sono di una plastica particolare, per cui per la tipologia di materiale non potrebbero essere differenziati. Inoltre sono molto leggeri ma anche resistenti per cui, se smaltiti in modo non corretto, rischiamo di trovarceli purtroppo nell’ambiente, non sapendo magari che per una loro degradazione ci vorrebbero diverse decine d’anni (come accade per le buste di plastica o per i flaconi, ndr.). Da qui la necessità di gettarli nell’indifferenziata, ben chiusi in un sacchetto, sia per una questione di sicurezza perchè potrebbero essere venuti a contatto con il virus, visto che ci proteggono da questo, e quindi nel momento della loro lavorazione potrebbero rilasciarlo, sia perché poi gli operatori addetti alla raccolta e alla lavorazione non corrano eventuali pericoli di potenziali contaminazioni”.

Una volta portati al termovalorizzatore vengono trattati “come rifiuti ospedalieri, con le dovute cautele legate proprio alla potenziale presenza di contaminazione”.