Tra i percorsi formativi proposti dalla Pastorale Giovanile e vocazionale di Ravenna ha preso forma ad inizio 2020 Bar -Abbà, appuntamenti mensili in Seminario, programmati da gennaio ad aprile, per affrontare temi legati all’attualità all’etica e all’antropologia culturale. L’emergenza Coronavirus ha temporaneamente imposto una sospensione degli appuntamenti che riprendono giovedì 21 maggio in modalità on line, attraverso i canali social della Pgv (Giovani Ravenna), con un aperitivo formativo (“Collegati da casa con un drink, brinderemo insieme”, si legge nel volantino dell’iniziativa)

Don Giordano Goccini

L’ora di formazione in programma giovedì prossimo, dalle 18 alle 19, avrà come ospite don Giordano Goccini, di Reggio Emilia, per anni responsabile della Pastorale Giovanile a livello regionale, che affronterà il tema “come accompagnare i giovani in questo momento, in cui l’online sembra l’unica strada”.

“Bisogna partire dalle relazioni”, esordisce don Giordano, contattato al telefono per una breve intervista. Nell’incontro di giovedì 21 maggio, don Giordano affronterà infatti il tema della preparazione dei ragazzi ai centri estivi e dell’oratorio che deve imparare ad abitare il digitale e deve ri-imparare, in modo nuovo, ad abitare la prossimità: “Bisogna riallacciare le relazioni ora che l’altro rappresenta una minaccia per la mia salute e per la salute della comunità – spiega -. Ora dovremmo imparare a ri-socializzare, nonostante il tempo di Covid non sia finito”.

“La capacità di mettersi in relazione attraverso uno schermo non è altro che una versione un po’ depotenziata della nostra tensione relazionale de visu” spiega. “Lo schermo ci permettere una relazione parziale, perché non permette la vicinanza dei corpi, ma la sua forza deriva comunque dalla tensione verso l’altro”. Don Goccini prende ad esempio se stesso: “prima dell’emergenza Covid, io non avevo mai usato le video-chiamate, invece in questi ultimi mesi mi sono ritrovato a farne e riceverne molte. Ciò ha un significato molto importante: non è solo una chiamata funzionale ma risponde al bisogno di aumentare la dimensione relazionale, il vedersi. Quindi ritrovarsi anche con i limiti dell’on line, è comunque un modo per ritrovarsi”.

Secondo il don, l’educatore che crede nell’importanza della “relazione” riempie gli spazi digitali ponendo delle domande: “partendo dal “come stai?” domanda che mai come oggi, acquista un significato profondo e forte. Una domanda che presuppone la volontà di un approccio educativo vero, perché rappresenta un “ti vengo a cercare, per parlarti e per vederti”, quindi un atto comunicativo potente nell’intenzione. Grazie a questo è possibile mantenere un esperienza comunicativa anche in questo tempo di separazione”.

Don Giordano ritiene che anche attraverso uno schermo l’educatore debba inondare il web con delle domande non con delle parole, lasciando che la vita dell’altro penetri nella sua. Nell’appuntamento in programma giovedì 21 maggio con i ragazzi di Ravenna, il don solleciterà contenuti e lancerà provocazioni che servano agli educatori che lavorano con i ragazzi.

“L’incontro on line, però – avverte Don Giordano – dev’essere inteso come un momento iniziale, un frammento di un processo più ampio, che poi prosegue in una costruzione di legame. La Chiesa ha vissuto, negli ultimi anni, l’illusione che il web permettesse l’allargamento del nostro processo di influenza ma spesso è stato solo un andane a caccia di like”. “Il web dev’essere solo un frammento che prevede un dopo – conclude -: altrimenti cadiamo nella falsa promessa della rete, che è quella di allargare il nostro ego a dismisura”.