La Messa di Pentecoste a San Pier Damiano
La Messa di Pentecoste a San Pier Damiano

Fin dall’inizio della celebrazione eucaristica, a San Pier Damiano sabato 30 maggio, che ha compreso la conclusione della Novena di Pentecoste, si è invocata la discesa dello Spirito Santo su tutti i fedeli della nostra Diocesi. La Santa Messa è stata presieduta dall’arcivescovo Lorenzo e chi non era presente ha potuto seguirla in diretta su Facebook (sulla pagina della parrocchia e su quella di Risveglio Duemila).

“Viviamo in modo diverso la solennità di Pentecoste quest’anno – ha detto l’Arcivescovo all’inizio dell’omelia -, rispettando le norme in vigore, ma lo facciamo per tutelare la salute nostra e quella degli altri”. All’augurio affinché in tempi brevi si trovi un vaccino efficacee perché sia la società civile che la Chiesa possano tornare a vivere nella normalità, l’Arcivescovo ha fatto seguire uno sguardo al futuro.

“Questi mesi, con le limitazioni che abbiamo vissuto e che ancora vivremo non devono passare invano – ha detto –. La sofferenza vissuta da tanti, le morti, la solitudine, il troppo silenzio, e ancora la fatica di non poter incontrare le persone care, i problemi del lavoro, le paure quotidiane, tutto ciò è bene che lo affrontiamo con la fede, con la luce della Parola di Dio, con la preghiera e l’aiuto reciproco. Possiamo scoprire una nuova solidarietà, anche fatta con mezzi nuovi, possiamo avere più attenzione ai vicini, e allontanarci da un eccessivo attivismo”.

Ma è lo stesso nostro modo di vivere, ha chiarito monsignor Ghizzoni, che ne esce rivoluzionato. “Abbiamo vissuto con eccessivo attivismo – ha detto – e forse ora abbiamo capito cosa conta veramente nella vita, quali sono le cose essenziali. Ad esempio, il tempo che mi è stato dato per vivere, come lo sto utilizzando? Per me, per gli altri, per il Signore, per i doni che posso fare agli altri?”.

E lo Spirito Santo, presenza viva di Dio, ci può aiutare a capire se stiamo vivendo seguendo le nostre indicazioni o il progetto che il Signore ha per noi. “Quando invochiamo lo Spirito Santo – ha proseguito monsignor Ghizzoni – lo invochiamo per il momento che stiamo vivendo, con tutte le sue difficoltà e potenzialità e crediamo che agisca nei nostri cuori e menti, e ci illumini. Lo Spirito ci aiuta a fare la volontà del Padre, che desidera che tra gli uomini crescano la pace, il prendersi cura gli uni degli altri, la solidarietà. Invochiamolo perché noi diventiamo sempre più uomini e donne di speranza e perché cresca in noi la carità”.

Prendendo spunto dai tanti lutti legati al coronavirus, l’Arcivescovo ha infine affrontato il tema della morte. “La nostra vita ha un termine – ha detto – e per noi cristiani pensare alla morte vuol dire chiedersi: cosa mi aspetto dopo la fine della vita, chi vorrei incontrare, quale è la mia attesa? La mia speranza personale corrisponde a quella cristiana, oppure non ci penso, ho altre idee? Anche in questo ci viene in soccorso lo Spirito Santo che ci aiuta a leggere la nostra storia come un dialogo fra noi e Dio, in continua evoluzione. Rivolgiamoci allo Spirito Santo nella preghiera, in ogni momento della giornata, affidiamoci a lui, egli è vivo e presente in noi e in mezzo a noi”.

Durante le successive preghiere dei fedeli, sono stati ricordati don Roberto Zagnoli e anche tutti i morti di Covid, i malati, i familiari, gli operatori sanitari, i volontari che continuano a prendersi cura di chi soffre.