La prima celebrazione festiva dopo il lockdown a Godo con don Vincenzo Cetrangolo
La prima celebrazione festiva dopo il lockdown a Godo con don Vincenzo Cetrangolo

Brusio da primo giorno di scuola (l’unico che si sentirà in tutta la celebrazione); norme rispettate alla lettera e volontari gentili che ti indicano dove sedere; incertezza e impaccio nei gesti, perché tutto è nuovo e un po’ innaturale ma anche perché ci si sente quasi convalescenti dopo un lungo lockdown e soprattutto molta emozione nel ricevere quel pezzo di pane che parla del nostro essere comunità. Comunità che si vede, finalmente.

Il diario del primo giorno di Messe pubbliche dopo il lockdown parla anche di questo: di un ritrovarsi nel giorno dell’Ascensione del Signore e sentire, forse più chiaramente che mai, la forza di quella comunità che ci permette di essere cristiani. Accettare le limitazioni alle Messe ancora necessarie in questo tempo di epidemia, perché servono a proteggere proprio quella comunità così fragile, soprattutto nei suoi componenti più anziani. Come ricordava l’Arcivescovo Lorenzo nel suo messaggio per la ripresa delle Messe.  E ancora la gioia e l’emozione profonda, che ha toccato anche i sacerdoti sull’altare, di poter recitare insieme il Padre Nostro, e scambiarci il segno della pace anche solo con lo sguardo, da sopra le mascherine.

L’hanno detto i tanti modi in questa prima domenica di Messe con i fedeli: “Bentornati – ha esordito don Ugo Salvatori alla Messa di San Rocco delle 11.15 -. La gioia di questo giorno supera il dolore per quelli passati, la bellezza di questo incontro riassume l’assenza dei giorni passati”. E, ancora: “Se oggi sentiamo la fatica della distanza, sappiamo che il Signore è già dentro di noi, come ci dice nel Vangelo di oggi”.

Messa sotto il tendone a San Rocco. Celebra don Ugo Salvatori

“Che bello avervi qui”, esordisce alla Messa delle 9.45 don Vincenzo Cetrangolo. E a confermare le sue parole c’è l’emozione palpabile che incrina la voce.

San Paolo

“Siamo entrati nell’era del Covid-19 e serve pazienza per combattere questa guerra. Se c’è una cosa che il virus non può contagiare è la nostra fede”, rassicura don Solideo Poletti a San Paolo che a fine celebrazione condivide con i suoi parrocchiani le preoccupazioni del pastore di questo momento: “La Caritas ha bisogno dell’aiuto di tutti, per aiutare i tanti che vengono a chiedere. E poi un appello ai volontari maggiorenni (dai 20 ai 60 anni) per il Grest. Le norme sono stringenti. Speriamo di farcela, ma serve una mano. Grazie a tutti i volontari del servizio d’ordine”.

I volontari di Santa Maria Assunta a Cervia

A fine Messa, a San Paolo, sono loro (alle 11 sono di corvèè le catechiste ma nelle altre Messe sono stati coinvolti scout, animatori e un po’ tutti i gruppi della parrocchia) che accompagnano fuori i fedeli, prima della paziente opera di sanificazione delle panche: “E’ complicato, ma durante la Comunione mi sono commossa – rivela una catechista -. Sono venuti in tanti, un’ottantina a questa messa. Ma non è ancora come prima: a me mancano i bambini”.

Vittorio e MariaTeresa

A San Rocco, doppia e tripla emozione per Vittorio e Maria Teresa che proprio oggi festeggiano i 50 anni di matrimonio. “Ci ha sposato don Ugo, che era il nostro professore di Religione al Liceo (infatti è stato lui a ricordare l’anniversario alla preghiera dei fedeli, ndr) – raccontano –: veniamo qui da sempre, soprattutto per la festa della Madonna della Pace durante la quale si ricordano tutti gli anniversari di matrimonio. Abbiamo festeggiato così il 20esimo, il 30esimo e il 45esimo. E ora questo 50esimo, diverso dal solito”. Una festa nella festa (“E anche l’unica: abbiamo scelto di festeggiare così”), per Vittorio e Maria Teresa che ieri hanno anche rivisto i 4 nipoti dopo il lockdown.