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Se il nostro Paese è stato in grado di dare una risposta all’emergenza sanitaria e sociale legata alla pandemia da Coronavirus va riconosciuto un merito anche al Terzo settore. Dal report settimanale inviato il 17 aprile da Per gli altri – Centro Servizi Volontariato di Ravenna alla Regione Emilia-Romagna risulta che sono circa 900 i volontari della nostra provincia, operanti nei Coc (Centro Operativo Comunale), e in varie associazioni (esclusa la Protezione civile) che si sono “rimboccati le maniche” a discapito della propria salute. Telefonate agli anziani per offrire conforto e compagnia, fare la spesa, servizio di orientamento ai cittadini, creazione di mascherine da distribuire gratuitamente, supporto nella preparazione di pacchi e buoni spesa, distribuzione di alimenti, trasporto sociale o sanitario, sono solo alcune delle attività rese possibili grazie all’opera quotidiana di centinaia di volontari.

“In questi mesi di crisi nessun servizio, di quelli attivi nell’emergenza, ha rallentato per carenza di volontari – assicurano dal Csv di Ravenna – anzi in molti casi è stato difficile convincere i volontari a restare a casa”. Tale e tanta è stata la passione e la dedizione profuse che ora, guardando alla Fase 2 “i volontari dichiarano di voler essere una potente armata di prossimità al fianco delle istituzioni locali. Qualunque cosa succeda, tutti dicono: “‘si può contare su di noi’”.

Da marzo 2020 a oggi, non sono mancati i ringraziamenti da parte di Governo e amministrazioni locali rivolti al mondo del volontariato, e tuttavia c’è un “ma”: nel Dpcm di aprile, il Cura Italia, è completamente mancato un aiuto concreto in favore di tutto il settore.
“In questi mesi di lockdown tante associazioni hanno perso entrate – spiega Denise Camorani, direttrice di Per gli altri – Csv di Ravenna – su cui contavano. Una parte significativa del Terzo settore è impresa sociale. Parliamo di associazioni che, prima del marzo 2020, si sostenevano attraverso mercatini, ristoranti, circoli, serate danzanti ecc. Queste associazioni hanno perso mesi di incassi a fronte di spese già sostenute, investimenti fatti o mutui da pagare. Molti sono a rischio di chiusura. È indispensabile che le misure che il Governo ha disposto per la liquidità delle imprese siano estese agli enti del Terzo settore, anche privi di personalità giuridica, anche privi di partita Iva”.

Il mondo del volontariato aspetta ora un sostegno da parte dello Stato per ripartire. “Serve un supporto, anche con contributi a fondo perduto – ricorda Camorani – per chi opera a sostegno delle categorie più deboli, anziani e disabili prima di tutto, ma non si deve neppure dimenticare l’associazionismo di ambito culturale o sportivo. Sono a rischio migliaia di posti di lavoro. E se tante piccole realtà chiuderanno, il problema ricadrà direttamente su tutti coloro che usufruivano dei servizi”.

La direttrice del Csv di Ravenna auspica che il Governo dia un sostegno al mondo del no-profit: “bisognerà trovare strumenti e modalità per valorizzare le minori entrate, altrimenti il Terzo settore subirà conseguenze irreparabili. La Regione Emilia-Romagna ha recepito quanto sta emergendo dalle associazioni del territorio e ha sollecitato il Governo. Ma ad oggi non c’è nulla di concreto e attendiamo delle risposte. Non si può dare per scontato che nell’emergenza il volontariato ci sia ma poi ignorarne i bisogni” conclude la Camorani.