Meno alunni per classe, doppi turni, riduzione d’orario e didattica mista (sia in presenza sia a distanza) potrebbero non bastare per la ripartenza delle scuole a settembre. Soprattutto se non ci sarà un “massiccio investimento sul personale” e interventi per aumentare gli spazi.
La notizia è diffusa dall’agenzia Dire, che riporta una nota congiunta delle sigle sindacali del settore scuola in Emilia-Romagna (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda-Unams), che nei giorni scorsi hanno incontrato l’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna e che ora hanno deciso di scrivere all’assessore regionale all’Istruzione, Paola Salomoni, “anticipando le nostre preoccupazioni. Le ipotesi che circolano di doppi turni, riduzione degli alunni per classe, riduzione del tempo scuola, didattica in presenza alternata a quella a distanza e orari scaglionati – avvertono i sindacati – richiedono un’attenta valutazione per ambiti specifici, a partire dalla scuola dell’infanzia e da quella primaria. Così come sarà necessario ragionare di riorganizzazione dei servizi di mensa e dei trasporti. E ognuno dovrà fare la propria parte”.

Ma, come detto, il timore principale dei sindacati è legato a insegnanti e tecnici-amministrativi. L’organico per l’Emilia-Romagna è ad oggi di 53.086 docenti, compresi i posti di sostegno, a fronte di una popolazione studentesca che il prossimo anno scolastico sarà di circa 500.000 alunni, 700 in meno rispetto all’anno in corso. “Sarà imprescindibile, in una fase successiva ma non lontana – avvertono i sindacati – attivare forme poderose di compensazione per affrontare con serietà la ripresa dell’anno scolastico, garantendo un tempo scuola lungo legato all’emergenza covid-19. La sola riconferma dell’organico ora assegnato non sarà quindi sufficiente a garantire una regolare ripartenza, che per le caratteristiche di emergenza, si presenta molto complessa”.

Questo, avvertono le sigle sindacali, “impone l’adozione di misure straordinarie, non solo sul versante della sicurezza e della tutela del personale e degli studenti”. Servono cioè “investimenti in personale e stabilizzazioni massicce per consentire la didattica in presenza, per evitare assembramenti e ridurre il numero degli alunni per classe, per dare supporto agli studenti più svantaggiati o più fragili garantendo a tutti, senza distinzione, il diritto allo studio. Ma anche personale Ata di supporto, per garantire la sicurezza e le attività amministrative e tecniche”.
Allo stesso tempo, continuano i sindacati, “servono luoghi fisici funzionali al distanziamento sociale. Per questo sono urgenti interventi per l’edilizia scolastica e nuovi spazi dove poter fare lezione. Così come vanno individuate soluzioni di riorganizzazione delle attività che agiscano sul versante del recupero delle carenze degli studenti, sulla valorizzazione della continuità didattica e ristabiliscano quelle relazioni che sono venute meno in questi mesi. Non si può trascurare la necessità di una spinta innovativa sulla formazione di tutto il personale scolastico a tutela della salute e a supporto della digitalizzazione”.

Detto in altri termini, occorrono “investimenti e un progetto-cantiere per rimettere la scuola al centro della politica e delle priorita’. In questo contesto non servono fughe in avanti: tutti i soggetti istituzionali e sociali sono chiamati alla responsabilità per garantire e agevolare un avvio di anno scolastico nel rispetto prioritario della salute pubblica“, ammoniscono i sindacati dell’Emilia-Romagna.

Fonte: Dire