Una delle conseguenze che la diffusione del coronavirus ha provocato è l’emergenza economica, che si è estesa a tutti i livelli, coinvolgendo anche gli iscritti agli albi professionali. Il Governo con i propri provvedimenti ha emanato interventi per fornire aiuti a favore di lavoratori, imprese e professionisti, adottando misure differenziate, ma al momento non tutti sono riusciti ad usufruire di queste misure: il contributo a fondo perduto e il bonus da 600 euro per coloro che versano i contributi nelle casse professionali.
“Questo è un tema spinoso e complesso, che merita ampio spazio. In ambito comunitario vige il principio dell’equiparazione dell’attività professionale – ci dice il dottor Gianandrea Facchini, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Ravenna – all’attività di impresa. Entrambe le categorie svolgono attività soggette alle regole del mercato. In via generale, le prime necessitano dell’iscrizione ad albi di categoria, previo superamento di rigidi percorsi abilitativi e un esame di stato, mentre le altre richiedono l’iscrizione al registro delle imprese nelle camere di commercio. A fini previdenziali, commercianti, artigiani e imprenditori in genere, sono iscritti alla loro specifica gestione all’Inps. I professionisti, invece, hanno autonome casse di previdenza che gestiscono le posizioni dei loro iscritti. E’ bene chiarire il concetto di autonomia: nel 1994 quando fu privatizzata la previdenza dei professionisti, non fu fatto nessun regalo. Tutt’altro. All’epoca le precedenti gestioni pubbliche degli enti previdenziali erano deficitarie ed il debito latente, riguardante i futuri trattamenti pensionistici, avrebbe portato al loro default”.

Nel Decreto Rilancio, sembra che i liberi professionisti iscritti agli albi siano stati non diciamo dimenticati ma trascuratiNon viene riconosciuto a tutti gli autonomi anche nei mesi di aprile e maggio il bonus riscosso a marzo…
“Sono state applicate regole diverse e discriminatorie. Anche i professionisti, come le imprese, hanno risentito pesantemente della crisi economica e finanziaria e non ci sarebbero ragioni per un aiuto differenziato. Per imprenditori, commercianti e artigiani è stato previsto un contributo mensile di 600 euro per marzo e aprile, che diventa di 1.000 euro per maggio (a favore di tutti i richiedenti, senza nessuna limitazione) ed un contributo a fondo perduto in presenza di una rilevante diminuzione di reddito nel 2020 rispetto al 2019 per specifici mesi di riferimento. Queste somme non spettano, invece, ai liberi professionisti, perché iscritti a cassa previdenziale autonoma e perché non imprese. Per questi lavoratori in crisi è stato istituito il fondo di “ultima istanza”, di importo limitato e insufficiente al pagamento a favore di tutti i destinatari. Attraverso le loro casse di previdenza, i professionisti possono richiedere i 600 euro (per marzo, aprile e 1.000 per maggio) in presenza di rilevanti diminuzioni di fatturato rispetto al 2019, fino al completo utilizzo della disponibilità finanziaria stanziata per tale fondo marginale. Alcuni professionisti sono rimasti esclusi perché i fondi erano esauriti e si attende un rifinanziamento. Nessun contributo a fondo perduto è stato previsto a favore dei liberi professionisti, come se questa categoria non avesse costi fissi di affitto, dipendenti, utenze. Le somme che le casse di previdenza dovevano erogare sono arrivate velocemente ai richiedenti, evidenziando l’efficienza degli enti privati nella gestione delle posizioni dei loro iscritti anche quando, come in questo caso, le istruzioni pervenute dai ministeri erano sbagliate ed è stato necessario intervenire in corsa”.

Anche i commercialisti fanno parte di questa categoria di lavoratori autonomi e liberi professionisti. Come Ordine avete avviato qualche iniziativa di sensibilizzazione su questo problema?
“Sì, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, insieme ad altre categorie professionali, ha avviato iniziative di sensibilizzazione nei confronti degli iscritti e dell’opinione pubblica per richiedere i necessari interventi per ripristinare una situazione di equilibrio ed evitare che i professionisti possano essere considerati operatori economici solo quando è il momento di tassare ed introdurre adempimenti. Inoltre, poiché anche la nostra categoria ha dovuto affrontare difficoltà economiche, come Ordine siamo intervenuti rinviando al 31 luglio 2020 il termine per la riscossione delle quote di iscrizioni annuali in scadenza al 30 aprile 2020”.

Dagli enti locali è già arrivato qualche intervento relativamente alle scadenze di pagamenti fiscali e imposte. Che ne pensa in merito?
“Il Decreto Rilancio ha introdotto misure di sostegno rivolte più alle famiglie o alle persone fisiche che per le imprese, per le quali, invece, sarebbe stato auspicabile un intervento shock tale da consentire di riavviare gli investimenti che sono stati sospesi nel periodo dell’emergenza a seguito delle difficoltà economico-finanziarie. Si poteva prevedere il congelamento di ogni tassazione per tutto il 2020 o se i conti pubblici non lo permettevano, almeno un rinvio dei termini di pagamento delle imposte sui redditi in scadenza nel mese di giugno. Maggior coraggio, al riguardo, ha avuto la Provincia di Ravenna che ha deciso di slittare la rata dell’Imu in scadenza a giugno al 16 di ottobre e sta valutando anche il differimento del termine di pagamento della Tari”.