Suor Amata Bassani
Suor Amata Bassani

Un po’ come a Ravenna, la pandemia, vista da una grande città del Nord Europa, è stata anche un motore di solidarietà. Lo spiega suor Amata Bassani, ravennate, da qualche mese in missione a Bruxelles con le suore della carità di Madre Teresa. L’avevamo lasciata nel campo profughi di Bihac, in Bosnia, nel settembre scorso; la ritroviamo nella città delle istituzioni europee a gestire quella che, con l’emergenza sanitaria in atto, è diventata la principale mensa per le persone in difficoltà di Bruxelles (oltre a una piccola accoglienza notturna per donne).

“Normalmente venivano tra le 40 e le 50 persone – racconta raggiunta al telefono da Risveglio Duemila –: ora arriviamo anche a 250, con dei pasti che offriamo in piccoli contenitori di plastica che la gente più consumare altrove (stesse misure anti-contagio che in Italia per le mense, ndr). Le persone sono aumentate ma soprattutto perché le altre mense sono chiuse o non riescono ad offrire un pasto caldo. Certamente però, anche qui, c’è chi ha perso impieghi temporanei o precari oppure non riesce più a chiedere la carità”.
Il lockdown, in Belgio, ha quasi le stesse caratteristiche che in Italia, “anche se la gente qui ha sempre potuto passeggiare”. Anche a Bruxelles, le Messe sono sospese: “Da inizio aprile facciamo una Liturgia della Parola e abbiamo sempre il pane consacrato”.
Ma l’aspetto che più stupisce suor Amata della sua attuale città è la sua “infinita generosità: abbiamo tantissime persone che ci portano di tutto.
Credo che nei momenti di bisogno come questi, venga fuori il meglio delle persone: una generosità che non ha confini, di etnia, di religione, né di nazionalità. Ci aiutano musulmani, ebrei e cristiani: anche in questo vedo la mano di Dio”.