Prima Messa con le nuove norme anti-Covid 19 in Cattedrale
Prima Messa con le nuove norme anti-Covid 19 in Cattedrale

Più che risposte o prediche, la prima domenica di Messe insieme, sacerdoti e popolo di Dio, sarà una giornata di riflessioni, domande e saluti. Dopo due mesi di lockdown, e altrettanti senza Eucaristia condivisa (anche se in molte parrocchie si sono sperimentati nuovi modi per fare comunità, dalle vecchie telefonate alla trasmissioni di celebrazioni online), ora è tempo di rivedersi, anche se non ancora di riabbracciarsi. E tanti, anche tra i sacerdoti, lo aspettavano.

“Per prima cosa saluterò e ringrazierò il Signore per essere, tutti, di nuovo insieme – spiega don Dario Szymanowski, parroco e amministratore parrocchiale di Piangipane, Anita, Santerno ed Ammonite –. In questi mesi, assieme a don Matteo Valentini, ci siamo fatti sentire con tante chiamate, messaggi. Ora però è bello rivedersi. E ne approfitterò per fare alcune domande ai miei parrocchiani: con quale cuore siete usciti da questa situazione straordinaria? La gerarchia dei miei valori e è cambiata? Chiederò a tutti di fare un esame di coscienza per capire: come la mascherina ha cambiato il mio volto? Il mio modo di pensare?”.

Domande al centro anche nella parrocchia di Mezzano dove don Andrea Bonazzi proporrà “un tempo di riflessione prima di programmare il prossimo anno pastorale. Tutti ci siamo trovati a passare – ragiona – da una frenesia di vita di cui tutti ci lamentavamo alle agende vuote, al tempo sospeso: una condizione che ci ha permesso di chiederci cosa è davvero necessario. Ecco, prima di ricominciare a fare, credo sia importante prenderci un tempo per ascoltare e ascoltarci”. Riflessioni che coinvolgono tutti:

“Per noi parroci è stata l’occasione per interrogarsi sulla nostra identità – dice don Paolo Babini, alla guida di Marina di Ravenna e Punta Marina –. Ho avuto la conferma interiore che il mio essere prete e parroco rimane, anche se non posso celebrare con la comunità riunita”. “In questi mesi ho visto tanta gente pregare e un sincero interesse per quel che diceva il Papa”, aggiunge don Alberto Graziani, parroco a San Biagio.


A San Simone e Giuda, l’impressione è che la comunità salesiana sia cresciuta nella fraternità, racconta il parroco don Luigi Spada: “Con i miei confratelli abbiamo vissuto più intensamente i momenti di preghiera della giornata e, tutte le sere, in chiesa, recitavamo il Rosario, invitando col suono delle campane i fedeli a recitarlo con noi”. Fraternità che si può esprimere anche con un gesto semplice, come quello suggerito da don Solideo Poletti, che alla Messa di lunedì 18 a San Paolo, ha invitato i fedeli, al momento dello scambio della pace, ad abbassare la mascherina e scambiarsi un sorriso.

L’adeguamento alle norme per la celebrazione delle Messe ha comportato in qualche caso molto lavoro e il coinvolgimento dei parrocchiani. Ma c’è anche chi ha trovato forze nuove e inaspettate: “Qualche giovane si è offerto per il servizio d’ordine all’ingresso e all’uscita dalla chiesa – racconta don Dario – e in qualche caso si tratta di persone nuove”.

E c’è chi opta per le Messe all’aperto: “A Pinarella, con le norme sul distanziamento sociale posso accogliere 195 persone – racconta il parroco, don Federico Emaldi – ma non credo ce ne saranno così tante, almeno all’inizio: qui tanti alberghi faranno fatica a riaprire, e qualche turista arriverà per le seconde case. Io ho deciso di confermare l’orario invernale, con tre celebrazioni solo un po’ più distanziate nel tempo: le celebrerò all’aperto, anche perché non abbiamo volontari per fare il servizio d’ordine all’ingresso”.

Messe fuori anche a Punta Marina e anche a Piangipane e Santerno, ove si celebrerà anche per le comunità di Ammonite e Anita, troppo piccole per accogliere un numero sufficiente di fedeli con le nuove misure. La chiesa è invece sufficiente e adeguata alle norme a San Simone e Giuda – precisa don Spada –. Solo una delle Messe di domenica 24, quella delle 21, sarà all’aperto”.