Gli scout alla sede Caritas
Gli scout alla sede Caritas

In questa seconda fase, a mio parere, non dobbiamo rimanere vittime della paura del virus, dobbiamo reagire e tirar fuori le nostre energie positive”. Lo dice a ragione Lucia Galli, capo scout del Ra 2 a San Biagio, che insieme ad altri scout (una trentina in tutta Ravenna) da metà marzo, pochi giorni dopo l’avvio del lockdown, non ha mai smesso di darsi da fare per essere di aiuto a chi, come conseguenza del coronavirus, si è trovato in difficoltà.

“Stiamo continuando il servizio alla Caritas – continua Galli – e non solo facendo i pacchi alimentari per le persone bisognose. Siamo di aiuto anche nella loro distribuzione, sempre dal lunedì al mercoledì mattina, perché le richieste sono aumentate, vengono sempre più persone che hanno bisogno, mentre i volontari tendono a calare perché alcuni di loro hanno ripreso a lavorare”

C’è poi un aspetto relativamente “nuovo” che entusiasma Lucia. “Da qualche settimana, a volte, andiamo, col pulmino Caritas – afferma Galli – a consegnare i pacchi alimentari alle persone che sono impossibilitate a uscire. Ed è bello vedere come esse ci accolgano con gioia e ci ringrazino. A volte sono persone che esprimono il loro disagio nell’essere aiutate, glielo leggi negli occhi: fino a pochi giorni prima stavano bene economicamente, poi hanno perso il lavoro e si sono ritrovate in crisi”.

L’aiuto, soprattutto logistico e di gestione dei turni, alla mensa di fraternità e al dormitorio “Buon Samaritano”, sono altri due servizi preziosi svolti dagli scout. “D’altra parte è nel nostro dna spendere il nostro tempo e le nostre energie per gli altri – continua Galli –. Io ed altri lo facciamo anche con la Ronda della Carità, una sera a settimana. Portiamo cibo, bevande ai senzatetto di Ravenna, saranno almeno una ventina. E si nota come queste persone, ancor di più in questo periodo, abbiano bisogno anche di una parola buona, di quattro chiacchiere in compagnia. E’ facile instaurare un buon rapporto con loro”.

La carenza di volontari e i crescenti bisogni spingono la giovane scout a lanciare un appello. “Non dobbiamo avere paura di metterci in gioco, a favore degli altri – afferma -. Basta una telefonata a un amico o a un parente che non si sente da tempo. Oppure interessarsi dei vicini, vedere se c’è un anziano o una persona malata che ha bisogno per la spesa, o per altre commissioni che possiamo fare, naturalmente in tutta sicurezza. Sono piccoli gesti che, come sta accadendo a me, ci fanno anche rinascere dentro”.