Una bimba mentre fa lezione on line a Carabayllo
Una bimba mentre fa lezione on line a Carabayllo

Sabato scorso siamo arrivati ai 90 giorni di quarantena, ma il numero dei contagi non scende…Ogni giorno aumenta di circa 4 o 5mila casi, con una percentuale del 25% sui tamponi effettuati. Tutto questo senza contare le tante persone che si automedicano in casa, autonomamente. In effetti le persone sono abituate ad andare all’ospedale solo per gravi patologie e questo per diverse ragioni: la ristrettezza economica (non esiste qui in Perù una assistenza sanitaria pubblica come in Italia, ma, salvo una piccola percentuale della popolazione che ha una assicurazione, le spese sanitarie vanno pagate), la mancanza di fiducia nelle strutture ospedaliere, ed elementi culturali: per queste ragioni molti preferiscono i rimedi naturali.


Inoltre abbiamo almeno un 30% della popolazione completamente asintomatica, e un alto numero di persone ha solo lievi difficoltà nel sopportare il virus. Tutto questo spiega il numero così basso di deceduti in confronto al numero dei contagiati. Anche se, in realtà, confrontando i dati statistici dei decessi degli altri anni, si nota come in questi tre mesi le morti sono aumentate del 54%. Insomma, ai dati ufficiali vanno aggiunte almeno altre 10mila persone, purtroppo. In questi ultimi giorni c’è stata una vera e propria emergenza per il reperimento di bombole di ossigeno, con file enormi di persone che cercano di comprarle per i propri familiari nelle poche fabbriche che lo producono e un aumento dei prezzi che provoca una profonda indignazione.


Ma l’elemento più triste è sempre la fame. Famiglia intere che non lavorano da tre mesi o hanno perso il lavoro e non sanno come poter alimentare i propri bambini. Si vedono situazioni veramente pietose. Alejandro Castillo è un giovane papà che vive insieme a sua moglie e ai suoi tre figli. Il più grande, Sebastian, ha fatto la prima comunione l’anno scorso, l’ultimo ha da poco compiuto un anno d’età. Alejandro lavorava in una fabbrica che da quando il governo ha decretato la quarantena ha chiuso e non sa quando riaprirà ma neanche se riaprirà. “Senza lavoro – racconta Alejandro – non so come portare il pane a casa per la mia famiglia”. Da quando anche la scuola è chiusa, i suoi figli devono seguire le lezioni virtuali con il cellulare del padre, ma, continua Alejandro, “siamo costretti a ricaricare spesso il cellulare perché i mega finiscono subito e questa è una difficoltà ulteriore”. La famiglia di Alejandro è davvero allo stremo, come tantissime altre famiglie in tutto il Perù, ma soprattutto qui a Lima.


Come parrocchia, abbiamo messo in piedi una mezza Caritas parrocchiale. Dico “mezza” perché non è ancora ben strutturata (era il progetto di quest’anno pastorale): ancora non ha un responsabile laico e chiamiamo a raccolta i volontari, volta per volta. In questo momento, si tratta di fatto di un mio impegno personale. In questi giorni siamo riusciti a organizzare una seconda distribuzione viveri in tre punti della parrocchia: uno nella casa parrocchiale, e gli altri due presso famiglie che si sono rese disponibili per questo servizio. Stiamo assistendo circa 150 famiglie e, in alcuni casi, oltre ai viveri abbiamo dato anche una piccola somma. Questo perché ci siamo resi conto che molte famiglie non potevano ricaricare il loro telefonino e quindi i figli non potevano seguire le lezioni virtuali (quasi nessuno ha internet in casa ma solo nel cellulare), oltre al fatto di poter pagare le utenze. Vorrei concludere con una bella notizia: Il presidente del Perù e tutti i ministri hanno ridotto il loro stipendio del 15%. Un bel gesto: speriamo che altri seguano il loro esempio sia qui in Perù, ma anche in altri Paesi.
Don Stefano Morini
Per aiutare la missione diocesana di Carabayllo,è stato aperto presso la Bper San Rocco un conto corrente intestato a Giuseppe Farinelli e Adele Ravelli. Questo è l’Iban: IT11J0538713108000003222143