Un dettaglio dell'allestimento della mostra

E’ avvenuta questa mattina, alle 11, al Museo Classis di Ravenna, in diretta streaming sulle pagine Fb di Fondazione RavennAntica e Classis Ravenna e sul canale YouTube di RavennAntica – Fondazione Parco Archeologico di Classe, l’inaugurazione della mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”, promossa e organizzata dalla Fondazione Parco Archeologico di Classe – RavennAntica, dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì – Cesena e Rimini.

In mostra sono esposti alcuni oggetti da mensa in argento scoperti a Cesena e nell’area archeologica dell’Antico Porto di Classe. La narrazione prende avvio dalla documentazione del loro ritrovamento: nell’immaginario collettivo, il tema del tesoro nascosto e ritrovato per caso è al centro di numerosi rinvenimenti archeologici. In antico, molti occultamenti venivano fatti intenzionalmente per proteggere beni preziosi a fronte di una minaccia imminente (guerre, lotte civili, epidemie).
Il sotterramento, nelle intenzioni di chi lo ha fatto doveva essere provvisorio e con la speranza del recupero. In realtà, come dimostrano i piatti di Cesena e il tesoretto di Classe, spesso si rivela definitivo perché per molte ragioni non è stato possibile recuperarli e pertanto sono rimasti nascosti sotto terra fino al momento della loro scoperta casuale.

Partendo dalla rappresentazione del banchetto, incorniciata al centro di uno dei due piatti di Cesena (nella foto sotto, un particolare), l’esposizione sviluppa un racconto sulla produzione di vasellame da mensa tardoantico e le rappresentazioni figurative di banchetto che circolavano tra le aristocrazie del tempo, derivate da modelli prestigiosi, funzionali a precise esigenze di affermazione e di esaltazione sociale.

I ceti dirigenti della tarda antichità hanno molti modi per autorappresentarsi. Uno dei principali è commissionare oggetti preziosi ad artigiani specializzati. Un settore di grande prestigio è quello dell’argenteria: coppe, boccali, posate e grandi piatti sono tra gli oggetti più richiesti dalle aristocrazie. Spesso questi oggetti recano delle raffigurazioni di miti antichi o scene agresti e di banchetto. Il senso di queste rappresentazioni si giustifica nei modelli della loro committenza. Importanti personaggi vogliono comunicare il loro status symbol, le loro radici culturali. In molti casi si tratta di prodotti di alta qualità realizzati nei più importanti centri culturali dell’Impero.

“Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” fornisce un focus ed una riflessione sulla ritualità del banchetto tardoantico: grazie al confronto tra i piatti provenienti dal Museo Archeologico di Cesena e il Tesoretto di Classe (nella foto sotto), costituito da sette cucchiai e una patera, è possibile tracciare la storia e l’evoluzione del simposio, comprenderne la ritualità, valorizzando e mettendo in dialogo le diverse realtà museali del territorio, favorendo uno scambio di saperi e conoscenze sul nostro passato.

INFORMAZIONI
La mostra è visitabile al Museo Classis di Ravenna dal 13 giugno al 20 settembre 2020, tutti i giorni dalle 10 alle 19. Ingresso incluso nel biglietto a tariffa speciale del museo (5 euro). Per informazioni e prenotazioni: tel. 0544 473717, classisravenna.it

LE DICHIARAZIONI
“Il valore e i significati di questa mostra – dichiara l’assessora alla Cultura Elsa Signorino – si esprimono sotto molteplici punti di vista, a partire dal fatto che essa coincide con la riapertura del museo Classis e in generale dei luoghi della cultura, sulla quale la città di Ravenna sta investendo massimamente, sia per ciò che concerne la promozione del patrimonio Unesco sia per quanto riguarda la realizzazione di eventi, naturalmente nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza. D’altra parte questa mostra valorizza le collezioni permanenti del museo Classis, costituendo così un’intrigante occasione per tornare a visitarlo”.

“L’idea e il progetto della mostra – sottolinea il presidente di RavennAntica Giuseppe Sassatelli, curatore dell’esposizione insieme a Isabella Baldini, professoressa di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Università di Bologna e Fabrizio Corbara, conservatore del Museo Classis Ravenna – sono in perfetta sintonia con la scelta del museo di organizzare annualmente a primavera una piccola esposizione temporanea per approfondire un tema o un momento della lunga storia della città e del suo territorio. Nonostante lo tsunami del coronavirus ci spingesse in altre direzioni, abbiamo voluto mantenere questo impegno non solo per tenere fede alla progettualità culturale del Museo, ma anche nella speranza – che poi si è fortunatamente avverata – che l’apertura della Mostra coincidesse con la riapertura di Musei e Monumenti e potesse essere una preziosa ed efficace occasione di rilancio per tutte le nostre attività. Speriamo che la determinazione e il coraggio con cui abbiamo fatto questa scelta, tutt’altro che facile, possa dare presto i suoi frutti”.

“L’inaugurazione di una mostra è sempre un’occasione lieta ma lo è ancora di più in questo caso perché, simbolicamente, segna la ripartenza degli Istituti culturali del nostro territorio – evidenzia Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini – dopo un fermo dovuto a una criticissima situazione emergenziale. Ma è anche, inutile negarlo, il coronamento di un iter amministrativo, fatto di autorizzazioni, assicurazioni, vincoli conservativi ed espositivi, ripensamenti e rilanci. La Soprintendenza ha curato e coordinato gli aspetti autorizzativi ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio nonché il prestito dei due missoria cesenati, opere di proprietà statale solitamente esposte al Museo Civico Archeologico di Cesena, veri “tesori” restituiti da un’archeologia d’altri tempi, fatta di molte scoperte fortuite e pochi scavi stratigrafici. Il senso di questa operazione è di rafforzare una collaborazione scientifica sempre più stretta tra le molteplici realtà culturali del territorio romagnolo, per promuovere conoscenza e anche per far tornare la voglia di uscire di casa e di rincontrarsi al Museo”.

“Il Comune di Cesena è lieto di contribuire attraverso il prestito dei preziosi missoria, patrimonio del Museo Archeologico, alla realizzazione del percorso di mostra che il Museo Classis ha magistralmente costruito. I due piatti argentei ritrovati nell’area cesenate – chiarisce il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca – sono i documenti di maggiore notorietà del nostro museo e per la nostra città motivo di orgoglio. Rappresentano il nostro passato e documentano il tramonto dell’epoca romana che è stata particolarmente significativa per il nostro del territorio, ancora oggi conformato secondo un sistema centuriato che non ha eguali”.