Le Esequie di Emilio Ravagli, oggi pomeriggio a San Biagio

“Emilio continua a vivere con noi e lo farà finchè noi non solo conserveremo il suo ricordo, ma cercheremo di vivere in prima persona quei valori che lui ha incarnato”. Così don Alberto Ferrara, ex vicario parrocchiale di San Biagio, da tanti anni in missione in Svizzera, ha tratteggiato la figura di Emilio Ravagli, durante i funerali celebrati martedì 30 giugno nella sua parrocchia, San Biagio. Insieme a lui, diversi sacerdoti che avevano conosciuto e collaborato con Emilio, nei diversi campi di impegno sociale che hanno caratterizzato la sua vita, tra gli altri don Claudio Ciccillo, il parroco di San Biagio don Alberto Graziani, don Ugo Salvatori e don Mauro Marzocchi.

“Era un uomo buono Emilio, un vero amico – ha continuato don Ferrara -. Negli anni ottanta, quando si dovevano trovare vie per aiutare i tanti tossicodipendenti in città, lui ci si mise di impegno ed è anche grazie ad Emilio se si sono avviati quei progetti di recupero che hanno dato tanti frutti”. Quei frutti che don Ferrara ha visto anche nel suo impegno pastorale in Svizzera, a favore sempre dei tossicodipendenti.

Dei 57 ragazzi che dalla Svizzera sono venuti a Ravenna per curarsi – ha aggiunto don Ferrara – molti sono guariti, ma Emilio li ha conosciuti tutti: li accoglieva in casa, era lì nel momento del ‘passaggio’ per sostenerli, confortarli”.

Don Ferrara ha voluto, in chiusura, che “sia Dio a parlare a noi, attraverso le parole della Scrittura di oggi. Ha combattuto la buona battaglia ed ha conservato la fede, come dice San Paolo. Non si è spaventato quando, nella sua vita, c’era chi non era d’accordo con le sue idee, con il suo modo di impegnarsi per gli altri perché sapeva che ‘il Signore è il mio pastore e ha preparato per me una mensa’.

Ecco un altro aspetto fondamentale della vita di Emilio, oltre al suo volersi impegnare, spendersi per gli altri: la fede. Quella fede che lo ha nutrito anche tutte quelle volte che il fisico non lo sorreggeva, e che anche negli ultimi tempi coltivava, durante il lockdown, quando si affidava a Maria seguendo in televisione la recita del Santo Rosario”.