Emilio Ravagli con il cardinal Tonini

“Per gli altri” aveva deciso di chiamare il Centro Servizi del Volontariato che ha contribuito a fondare: questo, d’altra parte, era il suo stile di vita. Essere, per tutti, al di là delle appartenenze e delle opinioni, per gli altri. Così in tanti ricordano Emilio Ravagli, volontario storico del Ceis-Progetto Uomo e colonna portante del terzo settore ravennate morto questa notte all’età di 88 anni.

 “Era un uomo eucaristico”, così lo ricorda don Claudio Ciccillo, presidente del Ceis e della Consulta del Volontariato di Ravenna: “si è fatto pane, ha nutrito la vita, si è spezzato per gli altri, con quell’umanità e quella dolcezza che guardava all’uomo. È stato alimento per tutti, credenti e non credenti”. In particolare del Ceis è stato “la voce” per innumerevoli anni: non solo perché, nella semplicità e nell’umiltà che lo caratterizzavano, era la sua la voce che rispondeva al centralino negli ultimi 20 anni ma anche perché era il portavoce dei valori della realtà fondata con l’allora arcivescovo di Ravenna, Ersilio Tonini, per il quale nutriva un vera ammirazione.

“Festeggiavano il compleanno nello stesso giorno, il 20 luglio”, ricorda Cinzia Ghirardelli, con la quale ha collaborato per anni alla Consulta del Volontariato. E anche le cene di compleanno passate insieme, diventavano un’occasione concreta di aiutare gli altri, con raccolte fondi ad hoc per le iniziative di solidarietà del Cardinale.Sua anche l’idea di realizzare anche a Ravenna il pranzo di Solidarietà della Consulta per Natale: “L’idea nacque durante uno dei suo tanti ricoveri in ospedale ­– racconta –, sull’esempio di quel che già da tempo faceva Sant’Egidio a Roma. Ha avuto molti problemi di salute ma non lo ricordo come una persona sofferente, mai. La sua fede dava luce anche alle situazioni più difficili e si traduceva in opere concrete”

“È stato lui che mi ha accompagnato e fatto conoscere il mondo del volontariato ravennate – aggiunge don Alberto Brunelli, vicario generale della Diocesi e parroco del Ss Redentore –. La sua fede, profonda, era a disposizione di tutti ed si è tradotta in opere concrete per la comunità”: una fede che ha costruito la città, con tutti quelli che volevano collaborare, al di là degli steccati ideologici e culturali.

“Era la colonna portante del volontariato di Ravenna – lo ricorda Denise Camorani, attuale direttore del centro servizi del Centro Servizi per il Volontariato Per gli altri –, ricco di valori che ha portato dentro la nostra esperienza di volontariato. È stato tra i fondatori della Consulta, la prima a livello italiano, e non l’ha mai lasciata, prima da consigliere e, negli ultimi anni, da revisore dei conti. Di fatto ne era l’anima”.

Alla festa del Volontariato del 2019 aveva detto a Risveglio Duemila: “La nostra società sta cambiando, e il mondo del volontariato deve farsi conoscere. solo così può porgere la mano a tante persone in difficoltà. al Ceis arrivano tanti quarantenni e cinquantenni in difficoltà, semza lavoro e senza casa. e noi siamo in prima linea ad aiutare cercando di fare una speranza”

Originario di Bagnacavallo lascia l’amatissima moglie Franca, il figlio e due nipoti che adorava. Prima della pensione era stato dipendente del Centro per l’impiego di Ravenna. In gioventù era stato un maratoneta (aveva militato nella Libertas): e quello era l’approccio con il quale affrontava i grandi progetti a favore degli altri. Era anche uno dei primi e più fedeli abbonati di Risveglio Duemila, come raccontava spesso quando ci si vedeva.

Nella sua vita ci fu anche l’impegno politico, ricorda ancora don Ciccillo, nell’allora Dc: “ma come servizio al bene comune, mai vissuto per sé, senza mai ricoprire un incarico pubblico. Tutti, anche gli avversari politici, lo riconoscevano come uomo onesto e giusto”. La conferma arriva da Walter Fabbri, suo compagno di partito che successivamente è stato anche presidente del consiglio comunale: “Aveva, e tutti gli riconoscevano, questo concetto di amicizia vera che andava al di là della militanza in partito. Non conosco uno che gli fosse pregiudizialmente avversario. Con l’allora sindaco Angelini, ad esempio, pur essendo di una parte politica molto diversa c’era un’amicizia vera”.

“Era devotissimo di San Giuseppe – ricorda infine don Ciccillo –, e questo mi pare molto significativo. Era un di poche parole e soprattutto, come il santo, era un uomo ‘giusto’ che si è preso cura non solo dei suoi e della sua famiglia ma di tutti quelli che la vita gli ha fatto incontrare. Mi mancherà”

Le esequie sono in programma martedì 30 giugno con partenza alle 16 dalla Camera Mortuaria verso la chiesa parrocchiale di San Biagio (inizio cerimonia ore 16,30)

IL COMUNICATO DELL’ASSOCIAZIONE PER GLI ALTRI– CENTRO DI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO DI RAVENNA E DELLA CONSULTA DEL VOLONTARIATO COMUNE DI RAVENNA

Emilio Ravagli, scomparso in queste ore a pochi giorni dall’ottantottesimo compleanno, è la persona che più e meglio di ogni altra ha rappresentato, per quarant’anni, la storia ed i valori del volontariato ravennate. Amico e compagno di viaggio del Cardinale Tonini, su ispirazione di questi negli anni ottanta partecipò alla fondazione del CEIS di Ravenna, prestando la propria opera di volontariato per questa importante istituzione cittadina, ininterrottamente e instancabilmente fino ad oggi, assieme all’inseparabile moglie Franca. Per quarant’anni ha rappresentato il volontariato cattolico nella Consulta del Volontariato, contribuendo in maniera determinante alla nascita del Centro di Servizio per il Volontariato, all’ideazione del pranzo di solidarietà Un Natale in Compagnia, all’organizzazione, sempre impeccabile, delle Festa del Volontariato che ogni anno occupano la Piazza del Popolo il terzo sabato di settembre.

Ma i volontari ravennati e tutti quelli che l’hanno conosciuto lo ricordano per la sua infinita bontà. Emilio è stato un uomo buono, amico di tutti, puntuale nell’incoraggiamento agli amici, incapace di qualunque maldicenza. Un grande seminatore di pace e di amicizia. Emilio è stato un uomo modesto e come tale ricordava con nostalgia ma senza vanagloria il suo passato di campione di atletica e la sincera amicizia con alcuni dei protagonisti della vita politica nazionale negli anni ottanta e novanta, relazioni che non ha mai sfruttato a vantaggio personale ma esclusivamente a beneficio delle iniziative solidali che si prendeva a cuore.

Amava, ricambiato, la famiglia, la natia Bagnacavallo e gli amici del mondo del volontariato. A questi ultimi lascia un’eredità ricchissima: l’esempio di una vita da imitare. Ciao Emilio, ci hai insegnato a nutrire e portare avanti la vita condividendo la semplice umanità, facendoti pane “spezzato” proprio come il Maestro.