Giorgio Re

Sarebbe dovuto diventare presidente del Lions Club Ravenna Host tra pochi giorni. Il primo luglio sarebbe entrato ufficialmente in carica e ci eravamo sentito pochi giorni fa per raccontare ai lettori di Risveglio (anche qui aveva lasciato il segno per l’impegno concreto, fattivo, quotidiano), come immaginava questo anno. La malattia era solo un ostacolo, da superare insieme a tutto il consiglio direttivo del Club che era orgoglioso di presiedere. E un’occasione di testimonianza. L’ennesima, purtroppo l’ultima.

Giorgio Re, 63 anni, è morto questa mattina all’hospice di Ravenna: lascia la moglie Anna Maria e due figli, Stefano e Agnese. In tanti lo conoscono in diocesi e nella parrocchia di Santa Maria in Porto per l’impegno e il dono di sé in tantissimi servizi ecclesiali e non: dall’organizzazione del Carnevale Città dei Ragazzi di Ravenna al comitato per Santa Maria in Porto, da quello per la Madonna Greca dal movimento di Comunione e Liberazione alla Colletta Alimentare. Anche noi, a Risveglio Duemila, lo ricordiamo con affetto, per esserci stati accanto, per aver incoraggiato sempre il nostro lavoro e per averlo sostenuto concretamente, con idee e promuovendolo in tantissimi modi.

“Era un uomo di Chiesa”, così lo ricorda il suo parroco, padre Luka Lukanowski, raggiunto al telefono poco fa: “Mi ha sempre fatto pensare a quel passo del Vangelo nel quale il Signore dice: ‘Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi’. Ecco per me, personalmente, Giorgio è stato un fratello, un amico. Era un punto di riferimento per tutta la parrocchia e una presenza importante anche in Diocesi: vicino, fedele, presente, con discrezione e con rispetto verso la figura del parroco. C’era davvero una maturità evangelica nel suo modo di vivere la Chiesa”.

Parrocchia, Diocesi, città: è stata questa la parabola dell’impegno di Giorgio Re, da cristiano, nella società. Questo rappresentava per lui, infatti, la nomina a presidente del Lions Club più antico di Ravenna: l’ennesima occasione di spendersi per gli altri, oltre gli steccati della comunità ecclesiale, come ci invita a fare Papa Francesco. “La vita di un Lions è quella di una persona normale –  ci aveva detto meno di 10 giorni fa, dopo la nomina  –: che si impegna in una catena a servizio dell’umanità”. E ancora: “Potevo sbrigarmela dicendo di no, che sono malato. Ma ho detto va bene: c’è un progetto che voglio portare avanti, lavorerò di più con gli altri”. E la fede? “La fede c’entra con tutto. Impegnarsi in qualcosa che non ti faccia crescere nella fede, non serve. La fede, nella malattia, ti fa accogliere tutto, nella speranza della vita eterna”.

I funerali si terranno lunedì 22 giugno alle 16 a Santa Maria in Porto.