Caspar David Friedrich (1808-1810), Il monaco sulla riva del mare Berlino, Alte Nationalgalerie
Caspar David Friedrich (1808-1810), Il monaco sulla riva del mare Berlino, Alte Nationalgalerie

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 26-33)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

Il commento al Vangelo di padre Luciano Fanin, francescano conventuale

Inviando i discepoli in missione Gesù non nasconde loro le difficoltà che incontreranno. Non ha mai tenuto nascosto ai suoi il peso che comporta la testimonianza resa a lui e alla “bella notizia”, annunciata nel suo nome. La sorte del Figlio, servo sofferente, accusato e condannato ingiustamente, prepara i discepoli e noi cristiani di oggi a una testimonianza non facile, non esente dallo scoraggiamento e talvolta dal rinnegamento del Maestro. Gesù incoraggia i suoi ad allargare l’orizzonte della vita e a valutare i rischi vissuti per la sua causa nel contesto più ampio della vita con Dio, della vita vera senza fine che ci attende.

Il cristiano è chiamato a vivere nella fiducia che il Padre non lo abbandona nelle mani dei persecutori (v. 28), che la sua vita, la sua salvezza, è costata il sangue del Figlio e ha perciò ai suoi occhi un valore immenso (vv. 29-31). La fedeltà e la fiducia nel Signore saranno ricompensati da quel “riconoscimento” (v. 32) che si è già manifestato nella risurrezione di Gesù.
Questo è un percorso di “martiri”, di testimoni, antichi e attuali, che hanno scelto la via della coerenza e della fedeltà al Signore a costo della propria vita. è con essi che ci incontriamo nella “comunione dei santi”, vissuta soprattutto nella celebrazione eucaristica. Il coraggio di affermare la fede a costo della vita (“Quello che ascoltate all’orecchio, predicatelo dalle terrazze/tetti” v. 27), dipende dalla fiducia nella vicinanza di Dio. Il cristiano non è chiamato a cercare il martirio come prova della sua fede, ma a vivere costantemente la vita con gli occhi puntati verso l’alto, ad allargare cioè quell’orizzonte che oggi più che mai tende invece a rinchiudersi nell’ambito dei benefici fruibili qui e ora.


Le indicazioni che Gesù dà agli apostoli e a noi, mentre ci invia in missione, non mirano a costituire un gruppo di coraggiosi, ma rivelano il pressante invito a ciascuno a essere pronti nel momento in cui l’annuncio del Vangelo, la testimonianza nel suo nome, la confessione della propria fede richiede un “rinnegamento” di se stessi, quel “perdere la vita” che vuol, dire guadagnarla per sempre (“Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”: Mt 16 ,25). Le parole di Gesù conservano interamente il loro valore anche oggi, in particolare nei paesi in cui si è chiamati a testimoniare con la vita la propria fede, ma anche dove le preoccupazioni per le proprie condizioni di vita finiscono per prevalere sulle ragioni che vengono dal Vangelo.

Le parole di Gesù conservano un valore rivoluzionario in un mondo ispirato dalla cultura dell’individuo e della ricerca esclusiva del benessere personale. Innalzare lo sguardo verso la vita nuova a cui il Cristo ci chiama vuol dire vivere la carica di contestazione profetica che vissero tanti “martiri” sull’esempio di Gesù. E’ nella relazione intima e comunitaria che viviamo con Dio, nel desiderio di essere da lui “riconosciuti”, che si potrà rafforzare l’adesione a Cristo e al suo Vangelo, con la liberante esperienza di vivere affidati al Padre.