"Arte post-Covid", il concerto di venerdì' sera al Santa Maria delle Croci

Si è ringraziato, ricordato ma anche riflettuto e immaginato il futuro, venerdì sera, ad “Arte post-Covid”, il concerto omaggio organizzato per ringraziare gli operatori sanitari ma anche commemorare le vittime della pandemia sul territorio (il conto ufficiale parla di 77 in provincia) all’ingresso di via Missiroli del Santa Maria delle Croci.

Due i momenti più toccanti: la deposizione di una corona floreale alla fontana di Carlo Zauli nell’area verde del piazzale di fronte all’ingresso vecchio dell’ospedale da parte di una bambina, Elena, e del direttore dell’ospedale stesso, Paolo Tarlazzi, in ricordo di tutte le vittime del Coronavirus. E, poco dopo, la lettura della lettera di ringraziamento dei familiari di Antonio Sellitto, 56 anni, anche lui vittima del Covid, agli operatori sanitari. Nella seconda parte della serata è stata la musica a parlare: quella di Beppe Aurilia e della sua Free-Style band, concedendo a tutti una serata distesa dopo mesi di impegno straordinario.

Monsignor Ghizzoni, venerdì sera al Santa Maria delle Croci

Ma, a dare corpo ai gesti-simbolo, della serata sono state le parole delle autorità, tra esse anche l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, e dei medici che hanno aperto la serata, presentata da Patrizia Baratoni, responsabile dell’Umanizzazione delle Cure al Santa Maria delle Croci.

“Il vostro è un lavoro impegnativo – ha detto il vice-ministro alla salute Paolo Sileri in un videomessaggio -: lo era prima del Ciovid-19; lo sarà anche senza. Grazie per il lavoro che fate, per il sorriso che avete dispensato a chi ne aveva bisogno e per la consolazione con la quale siete stati accanto di chi non ce l’ha fatta”.

“Quando è soffiato il vento della tempesta del Coronavirus abbiamo avuto paura – ha spiegato il dottor Gianluca Danesi, direttore della Pneumologia di Ravenna –: sono stati 3 mesi che valgono una intera vita professionale. C’è stato un tempo della paura, del combattimento e quello della pausa, forse della pace. Ma c’è anche il tempo del ricordo, per costruire il futuro. Mi sento allora di ringraziare a mia volta i cittadini che hanno risposto ai bisogni che aveva questo ospedale e la città in generale. Grazie a tutti i cittadini”.

Nell’associarsi ai ringraziamenti e al ricordo di tutte le vittime, monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, ha voluto dare la parola a Papa Francesco, leggendo un passo del Messaggio per la Giornata dei Poveri: “. In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione.

Questo momento che stiamo vivendo ha messo in crisi tante certezze. Ci sentiamo più poveri e più deboli perché abbiamo sperimentato il senso del limite e la restrizione della libertà. Chiusi nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’essenziale. Abbiamo maturato l’esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole. Questo è un tempo favorevole per «sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo”

A queste parole, l’arcivescovo ha aggiunto una preghiera, una benedizione sulla città, sull’ospedale e sulla città: “Veglia sulle nostre case, sulle nostre famiglie, sulle officine, sui cantieri, sull’ospedale…”, l’invocazione che ha fatto l’arcivescovo.

Beppe Aurilia al concerto “Arte Post-Covid”

Dopo l’arcivescovo hanno preso la parola anche il vice-prefetto Maria Rosaria Mancini, in rappresentanza della Prefettura e l’assessore alla Cultura, Elsa Signorino per il Comune che ha detto: “Siamo qui per ricordare, ringraziare e volgere lo sguardo oltre l’emergenza: abbiamo visto nuove forme di solidarietà nelle quali abbiamo scoperto un nuovo senso di appartenenza. Ognuno ha riscoperto alcuni valoro, come la salute, la tutela dell’ambiente e la comunità. Sono questi i valori che dovranno ispirare la ripartenza”