L'arcivescovo Lorenzo e don Marzocchi distribuiscono l'Eucaristia alla Messa di questa mattina a Sant'Apollinare in Classe

“In questi mesi abbiamo vissuto il digiuno Eucaristico. Quanti hanno detto ‘vorrei fare la Comunione’: mancava la comunione sacramentale ma anche la comunità. E l’abbiamo sentita questa differenza”. Così l’arcivescovo Lorenzo questa mattina, nell’omelia della festa del Corpus Domini a Sant’Apollinare in Classe. La Messa, concelebrata con il parroco don Mauro Marzocchi, è stata trasmessa in diretta sul canale 14 di Teleromagna.

“Dopo tre mesi di sabato santo – ha proseguito l’Arcivescovo –, adesso possiamo con regole faticose ma ragionevoli, possiamo trovarci. Abbiamo scoperto l’importanza di fare la Comunione, ma non basta solo partecipando al pane e al vino, se non c’è anche la comunione con i fratelli. Riconosciamo i bene prezioso che è ciascun fratello e sorelle”.

E non solo qui, in chiesa che è relativamente facile, aggiunge monsignor Ghizzoni: “Siamo chiamati a diffondere questa cultura della fraternità anche quando usciamo dalla chiesa. Lì c’è il momento serio della testimonianza. Portare fuori la comunione che Dio ha creato per ristabilire in tutto il mondo i legami di fraternità che sono interrotti dai nostri interessi, dalle divisioni, dai pregiudizi, dai nostri interessi, personali, economici, di partito etc…

Noi cristiani siamo mandati nella società civile per  ricostruire legami di fraternità, di cura di chi è scartato e meno capace di difendere sé stesso. E’ come una medicina, un grande vaccino che libera la società dall’odio, dalla superbia, dagli orgogli. Siamo chiamati a fare quest’opera di risanamento del corpo sociale. È la grande missione che abbiamo”.

“La comunione con Dio diventa comunione anche con i fratelli – aveva spiegato all’inizio della Messa – Comunione non è solo questo: è farla con Dio e tra noi. Se partecipassimo all’Eucaristia (cfr, Corinto x Paolo: tanti carismi ma anche tante idee diverse, più divisione tra ricchi e poveri). Quel dono che ci viene fatto con il sangue e il corpo, genera una grande responsabilità, di diventare sempre più fratelli. La dobbiamo mettere in atto. Interroghiamoci su questo”.