Don Roberto Zagnoli
Don Roberto Zagnoli

È stata dura non creare assembramenti, non consolarsi con un abbraccio al funerale di don Roberto Zagnoli che la Diocesi di Ravenna ha salutato (per l’ultima volta, su questa terra) oggi pomeriggio a Santa Teresa nella cerimonia funebre presieduta dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, assieme al vescovo emerito di Carpi, monsignor Francesco Cavina, con quale ha condiviso gli anni di servizio in Vaticano.

I funerali di oggi pomeriggio

In tanti hanno voluto salutarlo: ex parrocchiani, adulti cresciuti nell’Azione Cattolica, collaboratori degli uffici pastorali. Ognuno voleva condividere quel pezzo del ritratto di don Roberto che ha conosciuto: dal rapporto con il Cardinal Tonini alla passione per l’arte e anche per Dante, dall’impegno nella pastorale alla devozione per la Madonna, dalle estati in montagna a Villa Romagna alla direzione del Museo missionario-etnologico Vaticano.

A fare sintesi tra i tanti tratti del ministero di don Zagnoli hanno provato monsignor Cavina e monsignor Ghizzoni nell’omelia. “Mi ha insegnato l’amore per la Madonna – ha ricordato il vescovo emerito di Carpi –. Ogni volta che condividevamo un viaggio verso Roma, mi proponeva di recitare il Rosario. Non era spericolato in macchina, anzi andava molto piano ma così c’era tempo di recitare per bene il Rosario”. E poi l’estrema generosità : altro tratto caratterizzante di don Zagnoli: “Quando lo andavo a trovare in Vaticano, tutti, e dico tutti, lo salutavano e lui rispondeva con il suo sorriso costante, che raramente si oscurava”. Il suo desiderio principale era quello di essere sacerdote, “secondo il cuore di Gesù”. Per il Cardinal Tonini aveva una vera “devozione, quasi una venerazione, un affetto filiale che negli ultimi anni si è trasformato in preoccupazione e tentativo di custodirlo nella sua fragilità”.

La vita di un sacerdote è caratterizzata dal servizio – ha ricordato nell’omelia monsignor Ghizzoni – che lo porta là dove le esigenze di una comunità, della diocesi o della Chiesa lo chiamano. La sua vita si realizza nel dono di sé, in una Chiesa particolare ma anche nella Chiesa universale. A lui viene chiesto di dedicarsi non a una funzione a un compito solo ma a trasmettere e testimoniare il Vangelo. Vedo questo anche nel ministero di don Roberto. Rendiamo grazie al Signore per avercelo donato e per quel che ha fatto per la nostra Chiesa”.

“Se oggi tanti adulti dell’Azione Cattolica sono qui e se ti ricordano nel giorno del tuo ritorno al Padre – lo ha ricordato Filippo Lucarelli, in una delle preghiere dei fedeli – lo si deve all’opera di fratello maggiore che hai scelto di esercitare su di noi. E per questo ti ringraziamo e preghiamo”