La nuova palazzina che ospita il Pronto Soccorso

Al Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna la situazione sembra essere tornata alla fase pre-Covid. Ciò significa che la popolazione non ha più paura di recarsi in presidio e che la pressione a cui sono sottoposti i professionisti della sanità, è aumentata dopo l’emergenza epidemica. 

Con il direttore sanitario dell’Ospedale di Ravenna, Paolo Tarlazzi, abbiamo fatto il punto della situazione, partendo dal Pronto Soccorso. “Il Ps continua ad avere un sovraccarico di lavoro – ammette il dottor Tarlazzi – poiché, oltre all’attività ordinaria, continua ad esservi la necessità di mantenere alto il controllo dei pazienti potenzialmente positivi al Covid”. Questo è un aspetto non secondario poichè “è necessario garantire il distanziamento tra i pazienti, considerando i limiti fisici della struttura, che per quanto costruita solo pochi anni fa, non era stata pensata per dover rispondere a un’emergenza epidemica”.

Proprio per rispondere a tale difficoltà e per dare risposta a un’eventuale recrudescenza dell’epidemia in autunno, quando il Coronavirus potrebbe ricomparire assieme all’influenza stagionale, Tarlazzi spiega che la Regione Emilia Romagna, grazie alla disponibilità di finanziamenti nazionali, punta a potenziare alcuni servizi sanitari strategici. Tra questi vi è appunto il Pronto Soccorso: “i finanziamenti della Regione hanno il fine di realizzare progetti di ampliamento rapido delle strutture di emergenza, quali Ps, Rianimazione e Subintensiva”.

Progetti di ampliamento da realizzare in un paio di mesi: “Per ampliare il Ps vi sono solo due possibilità: spostare parte dei servizi oggi vicini all’area del Pronto soccorso ma ciò comporterebbe la necessità di allocare ciò che viene spostato. Oppure costruire delle strutture (simili a prefabbricati) a fianco al Pronto soccorso, in modo tale da creare nuovi spazi. Al momento si stanno valutando entrambe le ipotesi e entro qualche settimana è in programma una riunione per stabilire la strada da seguire”.

Rispetto al resto dell’ospedale, il direttore spiega che la situazione è quasi tornata alla normalità e che tutte le unità operative sono tornate “pulite”: “entro luglio tornerà a regime anche il reparto di Ginecologia, “chiuso durante l’emergenza Covid. Il personale infermieristico era stato assegnato temporaneamente ad altri servizi legati all’emergenza, come le indagini epidemiologiche o il drive-through – prosegue –. è un  ritardo momentaneo legato alla necessità di continuare a garantire anche questi servizi Covid”.

Tra le problematiche, eredità dei mesi d’emergenza, vi è però la questione delle liste d’attesa per le visite specialistiche. Tarlazzi ammette che il recupero è molto complesso: “durante la fase d’emergenza, la Regione diede indicazione di fermare le visite ordinarie, i controlli e di annullare tutte le visite prenotate, per garantire solo le urgenti e le prioritarie. Superata la Fase 1 sono riprese le visite prenotate ma il volume di pazienti in attesa, per prestazioni ordinarie o controlli, era enorme”.

“Prima di poter aprire alle prenotazioni tramite Cup è necessario smaltire il pregresso. Molte unità operative hanno smaltito le liste d’attesa – prosegue Tarlazzi – contattando i pazienti e effettuando la prestazione. Dove i numeri erano gestibili, la situazione si è quasi risolta, anche grazie al privato accreditato, ma in altri casi no”, spiega il direttore del Santa Maria delle Croci. “A partire da inizio luglio dovremmo essere in grado di riaprire le prenotazioni tramite Cup per molte discipline e organizzare le visite sebbene con tutte le precauzioni del caso, ma per altre unità operative la situazione resta critica. Soprattutto per quei reparti particolarmente coinvolti dall’emergenza Covid, come Pneumatologia, colonna nell’emergenza, ma ora in forte criticità sia perché i medici sono ancora molto impegnati in reparto sia perché non vi è la possibilità di poter fare questo tipo di prestazione tramite il privato accreditato”.

Tarlazzi non nega che le difficoltà croniche del servizio sanitario ravennate siano legate alla carenza di personale: “Permane la criticità legata al numero dei professionisti, poiché in ambito sanitario l’offerta è inferiore alla domanda. Dopo mesi d’emergenza, con turni massacranti e senza riposi, ora si sovrappone l’inizio del periodo estivo, e la necessità di organizzare un piano ferie. Purtroppo vi è una mancanza oggettiva di professionisti. L’avvio del corso di laurea in Medicina in autunno a Ravenna speriamo possa almeno in parte essere un primo passo per rispondere a queste carenze”.