Don Arienzo Colombo con alcuni ragazzi del Grest
Don Arienzo Colombo con alcuni ragazzi del Grest

“Pensi che il primo genitore è arrivato con il figlio poco dopo le sette, e il Grest inizia alle otto per finire alle 14”. Così Licia Olmi, una dei tre responsabili adulti del Grest (Gruppo ricreativo estivo) della parrocchia del Duomo di Ravenna, commenta l’avvio di questa esperienza che è iniziata mercoledì 10 giugno e si concluderà l’ultimo del mese, martedì 30. Sono 44 i ragazzi/e di elementari e medie, che si ritrovano dal lunedì al venerdì, sono divisi in sei gruppi ognuno dei quali ha un animatore maggiorenne alla guida.

“Ma non sono tutti del Duomo – prosegue Olmi -. Abbiamo anche alcuni ragazzi e un animatore di Ponte Nuovo, a conferma che una parrocchia, se ne ha le potenzialità, può essere di aiuto a un’altra che non riesce a fare il Grest”. Nei ragazzi c’è tanta voglia di stare insieme, dopo tre mesi di lockdown, ma, almeno in partenza, non ci sono stati problemi di assembramento, di contatti ravvicinati tra di loro e le rigide norme da applicare per realizzare il Grest sono state rispettate. “Tutti sono arrivati con le mascherine – conclude Olmi – e siamo riusciti a farli giocare rispettando il distanziamento e le altre regole previste”.

Aiutati in questo, anche dall’esperienza del parroco, don Arienzo Colombo, sacerdote che trent’anni fa diede il via ai primi Grest nella nostra diocesi. “Basta attivare la fantasia – dice il sacerdote – e fare giochi, come le staffette ad esempio, che non prevedono avvicinamento e contatto”. Fantasia che entra in scena anche con il tema del Grest, “L’isola che c’è”, ispirato a una nota canzone di Edoardo Bennato.

“E’ il racconto di un gruppo di amici che fanno un viaggio in crociera – precisa don Colombo –. Emergono le differenze caratteriali tra loro, le difficoltà a convivere, ma, viaggiando insieme imparano a conoscersi. E una volta approdati sull’isola, ognuno di loro scopre un tesoro, ma capisce anche che la vera ricchezza è stata aver conosciuto bene se stessi e gli altri, e che ogni persona è importante: è il viaggio interiore, che rappresenta la crescita personale del ragazzo”. Un viaggio che si fa, tappa dopo tappa, al mattino, narrando un poco alla volta la storia, pregando e giocando insieme, fino alla festa finale del Grest.