Immagine di repertorio
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L’eco ha trovato una comunità in ascolto. A pensarci bene, il nome era un programma: sono stati proprio Echi d’anima quelli che si sono propagati lo scorso mese di maggio a Ravenna e non solo. L’iniziativa dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura della Diocesi era partita come un esperimento: un audio spedito ogni mattina attraverso whatsapp a chi ne faceva richiesta per mettersi in dialogo, attraverso testi di letteratura, musica e preghiere letti da 7 componenti dell’Ufficio, “con la propria umanità”.

E l’eco è risuonato lontano, oltre le aspettative degli organizzatori, spiega Barbara Piani, direttrice dell’Ufficio Cultura: “Abbiamo dovuto aprire una seconda chat per questa iniziativa: circa 350 le persone che hanno ricevuto nel mese di maggio, gli Echi. E altri sono stati raggiunti con messaggi recapitati direttamente da amici e conoscenti. Anche i riscontri sono stati positivi: c’è chi ci ha detto che ha utilizzato le nostre riflessioni per incontri in parrocchia o con associazioni e movimenti”.

L’obiettivo era questo, spiega la Piani: arrivare oltre i confini delle parrocchie a chi magari non frequenta ma è interessato a parole ispirate dal Vangelo (come molte di quelle che sono state proposte) o semplicemente che sono nutrimento per l’anima. “Quel che abbiamo proposto mi pare in linea con le finalità dell’Ufficio Cultura, perché la cultura unisce mondi diversi. Si è trattato di una pratica spirituale individuale e al tempo stesso comunitaria che ha generato una comunità in ascolto”.

E ora? La brevità e la costanza, ragiona Piani, sono stati tra i punti di forza di questa esperienza. Tutti e sette gli organizzatori (oltre alla Piani, Francesca Masi, Elisabetta Marchetti, don Rosino Gabbiadini, Beatrice Minotta e Giovanni Gardini e suor Anastasia di Gerusalemme) hanno dato disponibilità a proseguire questo “accompagnamento” spirituale: “Ancora non abbiamo definito in che modo: forse con un tema, certamente a partire da dopo l’estate, a settembre. Anche per noi è stato importante quello che abbiamo condiviso”.

Daniela Verlicchi