Dopo 4 mesi di sosta, il Ravenna FC si giocherà in due partite la permanenza in C

Si giocheranno sabato 27 e martedì 30 giugno le due partite, entrambe a porte chiuse, tra Ravenna e Fano per i playout di Serie C. Dopo aver preso la decisione definitiva per tutti i campionati, nella riunione di ieri, il Consiglio Federale della Figc ha reso note anche le date.
Considerando che il campionato di Serie C era stato stoppato il 23 febbraio, quando si erano già notate le avvisaglie della dirompente avanzata del coronavirus, significa che la squadra di Luciano Foschi – ma anche la sua avversaria, il Fano – tornerà in campo esattamente 125 giorni dopo l’ultimo impegno agonistico (il ko casalingo contro la Triestina, 0-1).

“E qui francamente faccio veramente fatica a dire come si possono preparare due partite così, da dentro o fuori, dopo 4 mesi che non si gioca”. L’ammissione è di Massimo Gadda, ex calciatore ad alti livelli, oggi allenatore, tra i più profondi conoscitori della Serie C, che nel club giallorosso ha sia giocato sia allenato, vincendo un campionato di D. “Ci troviamo di fronte ad una situazione che non è mai accaduta, e saranno due partite giocate in condizioni stranissime, a porte chiuse, dopo una lunga inattività, in cui non conterà il fattore ambientale mentre potrebbe incidere il caldo. Sarà molto importante riuscire a estraniarsi da tutti i pensieri legati a tale situazione, prepararsi bene fisicamente e poi provare a giocare al meglio delle proprie possibilità”.

Al momento della conclusione del campionato, quando mancavano ancora 11 giornate da disputare, il Ravenna era quintultimo con 27 punti, il Fano penultimo a quota 21, appaiato al Rimini, retrocesso direttamente in D per ‘colpa’ di un algoritmo con cui la Figc ha redatto le classifiche finali, che somma punti, media punti interna per il numero delle restanti gare da giocare, media punti esterna per il numero delle restanti gare da giocare.
Accontentare tutti era impossibile – osserva Gadda – e in una situazione di questo tipo, davvero difficile da gestire, è stata fatta questa scelta. Qualcuno che rimane deluso inevirabilmente c’è. Personalmente, ma non parlo da ex ravennate, avrei tolto la retrocessione diretta e avrei fatto disputare i playout tra le ultime 4: prendere una decisione che fa retrocedere un club con 11 partite da giocare è veramente pesante. E’ anche vero però che far finire il campionato era praticamente impossibile, e non solo per la rigidità del protocollo (che la larga maggioranza dei club di C ha ritenuto inapplicabile oltre che costoso, ndr.) ma anche perchè si sarebbero dovute disputare troppe partite ravvicinate, gestire trasferte e tante difficoltà logistiche”.