Gaetano Storace

“Siamo pellegrini, con il Vangelo in mano” aveva detto a Risveglio Duemila poco più di 3 mesi fa, raccontandoci come stava vivendo il tempo di lockdown. Il pellegrinaggio terreno di Gaetano Storace, purtroppo, è terminato questa notte, poco dopo le 2. “Gaetano ci ha lasciati”, è il messaggio con il quale molti nella parrocchia di San Biagio hanno saputo della sua morte. Non c’era molto da aggiungere: Gaetano lo conoscevano tutti.

Colonna portante dell’associazionismo cattolico ravennate (di cui per tantissimi anni era stata rappresentante come presidente della Consulta delle Aggregazioni laicali) e attivissimo nella parrocchia di San Biagio per decenni, è stato un punto di riferimento per tanti, sia negli ambiti ecclesiali che al di fuori.

Originario di Maratea (dove nasce 85 anni fa), si era trasferito a Cervia con la famiglia di origine e poi a Ravenna ha messo radici, incontrando la moglie Africa, compagna di una vita. Una grande famiglia la sua, che l’ha accompagnato fino alla fine: 3 figlie (Federica, Annamaria e Stefania), i generi e 7 nipoti. Il segreto della paternità? “Capire di avere tra le mani un tesoro bello che ti è stato donato e dobbiamo curarlo, seguirlo, stargli accanto fino a dove è possibile, qualsiasi cosa succeda – ci aveva detto –. Ma la vita di un figlio non la tua”.

È stato alla guida dell’associazione maestri cattolici, presidente dell’Azione Cattolica diocesana (con vari incarichi anche nazionali), e negli ultimi anni era impegnato nell’Alam, l’associazione Laici Amore Misericordioso, di cui è stato il primo presidente nazionale ed internazionale.

Ma il cuore di Gaetano non ha mai avuto orizzonti ristretti. La sua fede lo faceva guardare oltre i confini di Ravenna e faceva rima con missione: è stato responsabile dell’Ufficio missionario diocesano e l’anima dell’associazione pro ammalati di Lebbra a Ravenna. Ogni anno a fine gennaio arrivava in redazione per chiedere spazio per questa battaglia: non gli sembrava possibile che nel 2000 ancora la lebbra potesse averla vinta, in tante zone della terra. È stato anche consigliere nazionale delle Pontificie Opere missionarie e sindaco revisore.

Anche il lavoro per lui era una missione: da giovane ha insegnato nelle carceri, un’esperienza che l’ha toccato profondamente, poi negli anni ’70 è stato maestro di generazioni di bambini alle scuole elementari. Era impegnato anche nella Fism e appunto nell’associazione Maestri Cattolici

“Sentiamo 2 o tre Messe al giorno in tv, il Rosario da Lourdes, preghiamo per tutti: i medici, gli infermieri che stanno facendo di tutto…”, ci aveva raccontato tre mesi fa sul suo lockdown: la fede per lui è sempre stata un paio di occhiali con i quali vedere il mondo, anche nell’esperienza della chiusura dovuta all’emergenza Coronavirus: “Credo che siamo di passaggio su questo mondo, dei pellegrini con il Vangelo tra le mani, però”. E in quel “però” sta la differenza che fa fatto Gaetano nella vita di molti. Testimone di quel Vangelo, che gli dava la forza di portare Cristo davvero lontano.