L'arrivo della bara di Gaetano Storace nella chiesa di San Biagio
L'arrivo della bara di Gaetano Storace nella chiesa di San Biagio

“Tutto per amore”: così, trattenendo le lacrime, la nipote Elisa, 16 anni, ha concluso il ricordo del nonno Gaetano Storace durante i funerali celebrati mercoledì 24 giugno in mattinata nella chiesa di San Biagio. A presiedere il rito, in una chiesa piena di fedeli (anche all’esterno), monsignor Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello e superiore generale della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso di cui Storace è stato primo presidente nazionale e internazionale. Insieme a lui il vicario generale della Congregazione, il parroco di San Biagio don Alberto Graziani, il vicario parrocchiale don Alain Gonzalez e il vicario generale della diocesi, don Alberto Brunelli.

In quel “Tutto per amore” è sintetizzato il cammino umano e di fede di Gaetano Storace, spentosi domenica 22 giugno mentre “mi dicono, una colomba volava via dalla tua finestra – ha affermato monsignor Cancian nell’omelia –. Un uomo gentile, affabile, sempre sorridente, qualità che oggi non sono affatto scontate in una persona, ma soprattutto un uomo buono”. Una bontà che nasceva dalla fede in Dio, vissuta e alimentata personalmente e in famiglia, quella famiglia che era la sua “prima casa”.

Monsignor Domenico Cancian durante l’omelia

“Il bene grande che vi siete voluti tu e la tua Africa – ha continuato monsignor Cancian –, il coraggio che infondevi continuamente a lei, a figli e nipoti ai quali hai insegnato l’amore per il vero e per il bene, sono una eredità preziosa”. Ma non la sola, perché la “seconda casa” di Storace, dove si è donato, come in famiglia, senza riserve, è la chiesa ravennate: la parrocchia di San Biagio, l’Azione Cattolica, i maestri cattolici e altre realtà (ma anche centinaia di persone, quelle che lo hanno conosciuto e hanno percorso un po’ di strada insieme a lui) che sono cresciute con lui e grazie a lui.

“Gaetano si è speso per l’associazionismo cattolico, con il cuore sempre in missione – ha detto in merito monsignor Cancian –: una Chiesa in uscita, come vuole Papa Francesco”. “Siamo pellegrini con il vangelo in mano”, è l’espressione che Gaetano aveva detto a Risveglio Duemila alcuni mesi fa, raccontando del suo lockdown, espressione che monsignor Cancian ha ripresa. Pellegrini, con un grande senso di ecclesialità, un forte amore per la Chiesa che traeva una sua forza dalla “terza casa” di Storace, il Santuario dell’Amore Misericordioso (“fu uno degli ultimi a visitarlo prima del lockdown e sappiamo che si era già prenotato per tornare a settembre”, ha raccontato il vescovo di Città di Castello) e il suo legame spirituale con la fondatrice, Madre Speranza.

I fedeli all’esterno della chiesa di San Biagio

Non a caso ai funerali erano presenti molte persone (laici e suore) appartenenti all’Alam, associazione Laici Amore Misericordioso. “Ha fatto conoscere il carisma dell’Amore Misericordioso – ha detto Simone Fornarelli, che ha collaborato con Gaetano quando era stato presidente dell’Alam – e sei stato per tutti noi un buon pastore. Ora potrai fare molto di più per questa causa da lassù: ora conosci la misericordia e l’amore per cui hai speso la vita”.

Ma è stata la nipote Elisa, al termine del funerale, a ricordare quel che è stato Gaetano come educatore: “Mi aiutavi a studiare storia dell’Arte – ha raccontato -: ma con te ho conosciuto non solo la vita dei grandi artisti ma attraverso essa anche quella di Dio. Mi hai insegnato non solo la storia dell’arte, ma anche la vita e quei valori ai quali ci hai sempre educato. Mi mancherà il tuo esempio, mi mancherà vederti, mi mancherà quando la nonna iniziava una storia e tu la completavi.Aiutami nelle scelte della vita a superare gli ostacoli che ci saranno. Ricordati di noi quaggiù, noi pregheremo per te, tutto per amore”.