La preghiera del 27 marzo in Piazza San Pietro
La preghiera del 27 marzo in Piazza San Pietro

Seguire il filo rosso della speranza. Parola dopo parola. Dal buio della paura fino alla luce di Pasqua. In quell’“enciclica della speranza” che è l’insieme dei discorsi pubblici di Papa Francesco. Questo ha cercato di fare Eugenio Dal Pane, imprenditore e fondatore di Itaca Edizioni con “Il contagio della speranza”, la raccolta di alcune meditazioni e omelie di Papa Francesco al tempo del coronavirus appena uscito per la casa editrice imolese.

C’è la forza comunicativa di Francesco in queste pagine, emersa nel buio della pandemia, ma c’è anche una “mappa” (fatta di note, titoli e capitoli) per leggerle appunto alla luce del tema “chiave” scelto da Dal Pane che è appunto quello della speranza. “Il libro nasce dalla mia esperienza – spiega Dal Pane – come persona e come piccolo imprenditore mi sono ritrovato nella barca in cui erano tutti e mi sentivo spaesato, impaurito. Poi ho ascoltato la meditazione di Papa Francesco del 27 marzo in piazza San Pietro: Francesco si è fatto portavoce davanti a Dio delle nostre, delle mie, paure ma anche della domanda di Dio a noi: ‘Perché avete paura?’.

Da lì in poi sono stato attratto sempre di più dalle sue parole e sono stato contagiato a tal punto che mi è venuto il desiderio di restituire a tutti quella speranza e quella gioia che avevo provato. Così nasce il libro, dal desiderio di comunicare agli altri qualcosa che è vero anzitutto per me”.

L’immagine che usa il vescovo di Imola, monsignor Mosciatti, è quella, a noi familiare, del Buon Pastore di Galla Placidia: “è la carezza di Gesù (quella che abbiamo sentito attraverso le parole di Papa Francesco, ndr): è come se ci avesse visto smarriti e si fosse messo accanto a noi, con discrezione, come il Papa in questo tempo di pandemia”. Quel che ne emerge è l’immagine di una Chiesa che sa stare di fronte alle domande delle persone, spiega il fondatore di Itaca: “un momento di rinnovamento impressionante”.

Che parte proprio da un modo nuovo di comunicare che ci ha mostrato Francesco: “Eravamo abituati a sentire il papa esprimersi sui grandi temi, l’immigrazione, la missione etc…che sono importanti: ma nell’emergenza Covid-19 ci ha parlato soprattutto del volto tenero di un Dio che si china sul dolore delle persone”. E, proprio in quel dolore, annuncia la speranza. “Perché è così importante? Senza speranza l’uomo non può vivere. Ne ho la prova concreta: come Itaca, il 19 marzo avremmo dovuto festeggiare il 30esimo anniversario dalla fondazione e tutti gli eventi che avevamo programmato sono saltati.

Io l’ho sperimentato: senza questa speranza, che la vita abbia una positività ultima, non si riesce a cogliere la ricchezza che la realtà porta con sè. Non è ottimismo e non si basa sulle nostre forze. È capire che Dio ha vinto la morte, ed è presente nelle nostre storie. Come ha detto al Regina Coeli del 10 maggio: ‘Noi siamo fatti per il cielo’”.