“Esprimiamo forte preoccupazione sullo stallo della situazione economica del Paese che può avere effetti negativi su tutto il sistema Italia”. È quanto affermano Pierpaolo Burioli e Massimo Mazzavillani, rispettivamente presidente e direttore della CNA di Ravenna. “C’è l’esigenza che il Governo, in una fase così critica, garantisca modalità e tempi della ripartenza economica fluidi e snelli, eliminando tutti gli ostacoli”.

I due massimi dirigenti dell’associazione hanno esternato la loro preoccupazione in occasione della presentazione dell’indagine congiunturale ed economica della provincia di Ravenna nella quale “purtroppo registriamo ancora grosse difficoltà da parte delle imprese nell’accesso al credito – proseguono Burioli e Mazzavillani – e quando riescono a ottenerlo oltre i due terzi di queste devono utilizzarlo per esigenze di liquidità”.

IL QUADRO ECONOMICO PROVINCIALE
Nel corso del 2019, il sistema produttivo della provincia di Ravenna, nonostante un contesto internazionale e nazionale in rallentamento ed il permanere di alcune criticità, è riuscito a realizzare performance leggermente inferiori a quelle regionali e migliori di quelle medie nazionali, con indicatori comunque ancora in crescita. Secondo gli scenari di previsione infatti il 2019 si è chiuso con una crescita stimata del valore aggiunto, cioè della ricchezza prodotta, per la provincia pari al +0,3% rispetto al 2018. Questo risultato è stato inferiore a quello dell’Emilia-Romagna (+0,4%) mentre è sostanzialmente in linea al dato nazionale (+0,3%). Quasi tutti i settori ne hanno beneficiato, anche se con diverse intensità: in particolare il settore delle costruzioni con una crescita del valore aggiunto settoriale pari a +6,7%; a seguire, il composito settore dei servizi che è cresciuto del +0,3% e l’industria manifatturiera (+0,2%). L’unica eccezione è rappresentata dal valore aggiunto dell’agricoltura, in calo del -6,5%. Andando avanti nell’analisi, per quanto riguarda le esportazioni, il dato a consuntivo del 2019 mostra per la provincia di Ravenna ancora un buon incremento annuo (+3,9% rispetto al 2018) e migliore dei risultati dell’export regionale e nazionale (+3,5% e +1,7% rispettivamente).

Occupazione. Passando al mercato del lavoro, i dati relativi al 2019 hanno fatto registrare, per la nostra provincia, un incremento degli occupati del +2,3%, migliore dell’incremento registrato sia in Emilia-Romagna (+1,4%), sia in Italia (+0,6%). Il tasso di disoccupazione è risultato pari al 4,6%.

IL QUADRO ECONOMICO DI RAVENNA
Rispetto all’intero tessuto produttivo provinciale, l’incidenza delle imprese artigiane passa dal 26,86% del 31/12/2018 al 26,73% del 31/12/2019, un dato pressoché invariato. Ciò a fronte del fatto che – rispetto al decremento del Registro Imprese di 435 unità – le imprese artigiane sono diminuite di 167 unità, assestando per questo l’incidenza percentuale rispetto al Registro Imprese ai livelli registrati nell’ultimo triennio, così come nell’ultima parte del 2002. Come si può facilmente osservare, da fine 2008 a fine 2019, il Registro Imprese registra un calo di 3.966 imprese, delle quali oltre il 45% sono imprese artigiane. Da notare che il dato delle imprese artigiane registrate in Emilia-Romagna (-1,08%) a fine 2018 è “migliore” rispetto a quello riscontrato su Ravenna (-1,59%), ed in linea con quello nazionale (-1,00%).

Rispetto al decremento dell’Albo i comuni della provincia presentano dinamiche e performance molto simili. Tra i comuni principali, si registrano risultati negativi per Ravenna (-1,53%), Cervia (-2,73), Faenza (-1,29%) e Lugo (-0,22%). Per quanto riguarda le aree territoriali, la Romagna Faentina segna un -1,38% e la Bassa Romagna un -1,52%.

Andamento Albo per settori
Relativamente alle Sezioni e alle Divisioni di attività si riscontrano, pur se quasi tutte caratterizzate da un andamento negativo, anche per il 2019, differenze nei trend dei diversi settori.

Ragionando per aggregati, il settore manifatturiero (agroalimentare, sistema moda, meccanica e legno/arredo) registra una diminuzione del 3,08%.

L’edilizia, vero traino della crescita dell’Albo delle Imprese Artigiane fino al 2008, registra una lieve inversione di tendenza (+0,66%), confermando, tuttavia, le forti difficoltà del settore. Dal 2008, il comparto ha “perso” il 16% delle imprese registrate. Nell’ambito del comparto, segno meno per gli impiantisti elettrici ed elettronici (-2,66%), dove diminuisce soprattutto il numero delle imprese legate maggiormente all’edilizia, sia per quelli idraulici (-1,66%), dove la componente maggiormente resiliente è ascrivibile quasi unicamente alla manutenzione di impianti di riscaldamento. Nel periodo 2009-2019, i due settori hanno registrato decrementi rispettivamente del 15,61% e del 7,80%.

Per quanto concerne il settore dei trasporti, il 2019 si chiude con un decremento delle imprese iscritte all’Albo del 4,16%, da ascriversi esclusivamente al trasporto merci (90% delle imprese del settore). Oltre a tali dati inequivocabili, si conferma una ulteriore contrazione della redditività delle singole imprese, dovuta principalmente dalla riduzione delle tariffe di trasporto riconosciute dal mercato, con ripercussioni pesanti sulla sopravvivenza delle stesse.

Nella manutenzione e riparazione di auto e motoveicoli si registra una contrazione rispetto a fine 2019 dell’1,78%, situazione identica a quella di fine 2018, che va a confermare una più generale contrazione in termini di imprese iscritte che caratterizza costantemente questo settore da ormai diversi anni, generato da un lato dalla crisi dei consumi privati che riducono gli interventi sul loro parco auto, non riparando i piccoli danni o evitando la manutenzione ordinaria del veicolo allo stretto necessario, e dall’altro dall’evoluzione tecnologica dei veicoli che impone una maggiore specializzazione con una conseguente concentrazione delle officine.

Nell’ambito delle attività professionali, si registra un decremento dell’1,30%, risultato che rappresenta un rallentamento rispetto a quanto registrato a fine 2018 (+0,47%).

Nello specifico, per quanto riguarda i servizi alla persona, oltre a un ulteriore decremento delle tinto-lavanderie (-4,38%) e delle imprese di acconciatura (-2,53%), le imprese di estetica continuano ad aumentare considerevolmente (+2,97%). Va ricordato che questi ultimi due settori caratterizzano il comparto per oltre il 90% delle imprese registrate nell’ambito dei servizi alla persona.

Occupazione
I dati relativi all’occupazione rilevati nel corso del 2019 evidenziano un incremento della forza lavoro del 4,21%. Si consolida pertanto il risultato raggiunto da fine 2017, quando, per la prima volta da fine 2008, si era raggiunto un risultato superiore a quello registrato pre-crisi. A fine 2019, rispetto a fine 2008, si constata un aumento occupazionale pari al 10,41%. Questi dati si riferiscono a un campione rappresentativo di imprese artigiane e piccole imprese.

Credito e Investimenti
Altri importanti elementi di analisi per cogliere i segnali circa l’andamento dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa nella nostra provincia, si colgono dai dati resi disponibili dalla Banca d’Italia in merito al credito e agli investimenti. Nel corso del 2019 sono stati concessi in ambito provinciale finanziamenti alle imprese per un valore inferiore del 3,49% a quelli registrati al 31/12/2018.

Va inoltre ricordato che negli ultimi 8 anni si riscontra una diminuzione dei finanziamenti erogati di quasi il 16%. La contrazione registrata nel 2019 conferma che le dinamiche del credito continuano ancora a risentire della debolezza della domanda di finanziamenti del settore produttivo.

Ulteriore elemento negativo è la decrescita dei prestiti nel settore industriale, -2,16%, dopo anni di crescita continua: sembra arrestata la spinta legata alle misure di agevolazione fiscale sugli investimenti tecnologici contenute nel Piano impresa 4.0. Crolla il dato relativo agli impieghi bancari destinati al settore dei servizi (-11,85%), dopo la sostanziale stabilità registrata nell’anno precedente (+0,14%), mentre il settore delle costruzioni segna un -4,26%, in controtendenza rispetto ai timidi segnali di ripresa dell’edilizia e del mercato immobiliare registrati nell’anno precedente.

Fatturato
Il 2019 si chiude con una variazione positiva dell’1,15%, proseguendo il trend positivo iniziato nel 2015. Se si confrontano i dati di fine 2019 con quelli disponibili al 31/12/2008 si riscontra, comunque, un calo del fatturato di poco superiore al 10%. I settori analizzati descrivono dinamiche diverse, anche se, meccanica e servizi alla persona a parte, tutti i settori sono lontani dal fatturato che avevano registrato nel 2008.

ANDAMENTO PRIMO TRIMESTRE 2020

Secondo le previsioni di Prometeia, per il 2020 nella provincia di Ravenna è attesa una diminuzione del valore aggiunto complessivo, rispetto al 2019, pari a -6,4%: una caduta inferiore a quella prevista per l’Emilia-Romagna (-7%). Questi dati potrebbero essere rivisti al ribasso in relazione alle ultime previsioni ISTAT. Tutti i settori ne risentiranno, a cominciare dall’industria (-12,7%), a cui si accompagna l’edilizia (-9,2%); a seguire il calo del valore aggiunto agricolo (-4,5%) e del valore aggiunto del settore dei servizi (-4,3%). In diminuzione risulterà anche il valore aggiunto per abitante: si passerà dai 29mila euro del 2019 ai 27.200 Euro di ricchezza pro-capite nel 2020. Sulla base di queste stime, la ricchezza prodotta dal complesso dell’economia ravennate scenderà a 10,6 miliardi di Euro, contro gli 11,3 del 2019.

Export
La caduta del commercio mondiale avrà pesanti riflessi e questa variabile, secondo le previsioni di Prometeia, subirà un duro contraccolpo ed i primi a risentirne ed a essere maggiormente esposti saranno proprio le regioni ed i territori a maggior vocazione export: il 2020 infatti dovrebbe chiudersi con un calo delle esportazioni complessive della provincia di Ravenna pari a -11,1%, rispetto al 2019, e sarà più pesante rispetto sia a quello regionale (-9,9%); ma ovviamente, molto dipenderà dalle  variabili collegate all’emergenza sanitaria.

Occupazione
Nel 2020 le previsioni indicano un -1,7% annuo per l’occupazione ravennate ed in questo caso la diminuzione sarà peggiore rispetto sia a quella stimata per l’occupazione regionale (-1,4%). Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, pari a 4,6% nel 2019, in provincia di Ravenna dovrebbe salire a 7,1% quest’anno; in Emilia-Romagna dal 5,5% del 2019 al 6,7% del 2020. Infine, anche il reddito a prezzi correnti dovrebbe subire un calo: nel 2020 si prevede un -1% annuo per il reddito disponibile delle famiglie, a fronte dell’incremento stimato invece per il 2019 (+2,4% rispetto al 2018). Le stime per il 2021 indicano per l’economia dell’Emilia- Romagna un incremento del valore aggiunto del +3,8% mentre per la provincia di Ravenna si prevede un +3,5%.

Andamento delle imprese
Al 31 marzo 2020 le imprese registrate in provincia di Ravenna sono risultate 38.267, ovvero 413 in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente. Negli ultimi 12 mesi (marzo 2019 – marzo 2020), per quanto riguarda i flussi di nati-mortalità al Registro Imprese di Ravenna, sono state contabilizzate 1.878 nuove iscrizioni, a fronte di 2.134 cancellazioni volontarie e di 163 cancellazioni d’ufficio (cioè amministrative), determinando perciò un saldo netto negativo di 256 unità.
Nel corso degli ultimi dodici mesi, si confermano quindi sia il calo del numero delle imprese, proseguendo un trend in atto ormai da tempo, sia il saldo negativo fra avvii e chiusure di attività. Occorre anche aggiungere che il territorio ravennate continua ad essere caratterizzato da un calo del numero delle imprese relativamente superiore a quello che si registra in ambito regionale: anche il tasso medio dell’Emilia-Romagna rimane negativo ed è pure in peggioramento, confermando la specificità della difficile condizione del complesso dell’imprenditoria regionale, però risulta più contenuto, seppure di poco, rispetto al dato provinciale, attestandosi negli ultimi dodici mesi a -0,46%.

Andamento nell’ultimo trimestre
Considerando il solo primo trimestre, comincia in salita anche il 2020: in provincia di Ravenna il saldo tra iscrizioni e cessazioni, sempre al netto delle cessazioni di ufficio, è risultato ancora negativo. Le cancellazioni superano le iscrizioni di 401 unità; il saldo della nati-mortalità è negativo, come tipico del primo trimestre, ma non appare affatto contenuto: rappresenta il saldo peggiore degli ultimi 7 anni, con riferimento al trimestre gennaio-marzo. Il bilancio negativo tra aperture e chiusure di imprese si chiude segnando un calo trimestrale pari a -1,04% (rispetto a fine dicembre 2019). Nel corso del primo trimestre 2020, in provincia di Ravenna, risultano in calo sia le iscrizioni che le chiusure di attività: le nuove aperture sono sensibilmente diminuite, ma la contemporanea riduzione delle cessazioni è stata più contenuta ed il saldo netto negativo della nati-mortalità risulta addirittura il più elevato dal 2014.

Territorio
Quasi tutti i territori della provincia registrano una flessione, tranne il comune di Cervia che realizza un incremento di 18 unità. Il comune di S. Agata sul Santerno è all’insegna della stabilità. Negli altri territori si rilevano flessioni, più o meno ampie. In particolare nell’area di Ravenna, si registrano 162 imprese in meno, pari a -0,8% in termini relativi; nell’area della Bassa Romagna, calo di 99 unità (-1%) e nell’area della Romagna Faentina -152 attività, pari a -1,8%. Nel comprensorio di Ravenna, che raccoglie oltre la metà delle imprese provinciali (52,8%), il comune di Ravenna perde 167 imprese (-1,1%). Tra i comuni della Bassa Romagna, che nel complesso rappresentano circa un quarto delle imprese provinciali, quello di Lugo vede una riduzione di 16 unità (-0,5%). Per i comuni della Romagna Faentina, che pesano complessivamente per il 22,1%, quello di Faenza mostra una flessione di 74 ditte (-1,3%).

Imprese artigiane
Al 31 marzo 2020 le imprese artigiane registrate sono risultate 10.241 ed i dati del Registro delle Imprese ci mostrano che le imprese artigiane della provincia di Ravenna chiudono i primi tre mesi del 2020 con una riduzione di 158 unità, nel confronto con fine marzo 2019, che si traduce in una flessione del -1,5% (variazione percentuale). Nel trimestre in esame crescono le imprese artigiane nel settore dei servizi all’impresa, che aumentano di 16 unità (+2,5%) e molto più a distanza, in quello dei servizi alla persona e nel settore dei lavori agricoli, in entrambi i settori con una unità in più (in termini relativi, rispettivamente +0,1% e +1,7%). Diminuiscono, invece, in tutti gli altri settori e particolarmente pesante la riduzione del settore edile, con 69 unità artigiane in meno (-1,6%); seguono il manifatturiero (-39 e -2,1%) ed i trasporti (-31 e -3,8%), a cui si aggiungono il settore del turismo (-29 e -4,9%) e quello del commercio con 6 esercizi in meno (-1,1%). Negli ultimi dieci anni si sono infine perse 1.573 imprese artigiane iscritte al Registro Imprese di Ravenna, valore assoluto corrispondente ad un calo del -13,3%.