La coordinatrice del cda della Caritas Daniela Biondi con un volontario

“Sembrava venuto per isolarci questo virus. Bè, non ci è riuscito”. Lo dice scorrendo mentalmente i nomi dei tanti (aziende e privati cittadini) che hanno aiutato la Caritas diocesana a sostenere chi in questi mesi ha visto la sua vita stravolta dall’emergenza sanitaria, il direttore don Alain Gonzalez Valdès. A dir la verità, anche la vita nel centro d’ascolto di piazza Duomo è stata un po’ stravolta: dai circa 50 pacchi viveri distribuiti a settimana (uno per famiglia) si è passati nel giro di qualche settimana a 150 (uno per persona) arrivando alle cifre record di 600 sporte viveri al mese, più del doppio della media degli ultimi anni. Da distribuire fuori, nel piazzale di Santa Giustina, senza la possibilità di fare colloqui, perché il rischio contagio ha impedito per tutti questi mesi una gestione normale del centro d’ascolto, che ha dovuto rispondere anche alle necessità delle famiglie che solitamente si rivolgevano a molte Caritas parrocchiali, inevitabilmente chiuse per l’emergenza.

“Contiamo di riprendere a breve a fare gli ascolti – spiega don Alain – in modo da capire meglio il volto di questa nuova povertà. Quest’emergenza ha messo in crisi il nostro modo di pensare gli interventi. Finora ci siamo concentrati sull’aiuto alimentare ma c’è un bisogno di liquidità sul quale dobbiamo interrogarci”.

Nelle prime settimane dell’emergenza, il direttore si era posto il problema di come “sfamare” le tante persone che venivano a bussare alle porte del cda: tra loro tantissimi italiani, con impieghi precari, nel settore turistico o in agricoltura. Ma nel giro di qualche settimana la risposta è arrivata spontaneamente, assieme ai camion e ai bancali di prodotti donati da aziende e alla spesa che, settimanalmente, le famiglie donavano alla Caritas: “Non abbiamo mai sentito la mancanza di nulla, nemmeno di volontari – racconta il direttore – quando ce n’è stato bisogno. E quando abbiamo avuto bisogno di un magazzino per stoccare gli alimenti, ne sono arrivati tre. Anche la rete di collaborazione con le altre associazioni ha funzionato: se qualcuno aveva di più lo indirizzava ad altri. Abbiamo sentito la città, la gente anche le istituzioni vicine. Un bello scambio di risorse”. Che sa di Provvidenza.

“Se sul lato logistico e organizzativo non saremo mai abbastanza grati, oltre che ai nostri volontari, agli scout che si sono offerti – aggiunge la coordinatrice del centro d’ascolto Daniela Biondi – e si prodigano quotidianamente in tante ore di lavoro, mantenendo sempre un sorriso per chiunque, a imprimere a Caritas nuovo entusiasmo e più forza, è stata la generosità gratuita, costante, improvvisa e commovente di tante persone e di tante aziende che, senza che nulla fosse loro chiesto, hanno iniziato e continuano a inviare donazioni ingenti di generi e beni per contribuire alla nostra missione”.
E per ringraziarle, le cita una ad una: Rosetti La Frutta, la Eurovo di Santa Maria in Fabriago (che ha donato 10 pallet di pelati, oltre a olio, farina, latte), il caseificio Buon Pastore, la Sapir (che ha donato uova di Pasqua), l’Enpa, il Lions Club Ravenna Host, Cappuccini, la Bunge (che ha donato 1280 litri d’olio) e la Cofco International Italy (un intero camion di pasta).