"Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga" di Peter Paul Rubens

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”.

Il commento al Vangelo di don Matteo Papetti (Pastorale Giovanile e Vocazionale) Signore, questa domenica 7 giugno, in cui festeggiamo la Santissima Trinità, è tutta per Te. Con la luce della Parola, nella grazia di questa liturgia domenicale, cerchiamo di scrutare il mistero dei misteri: chi sei Tu, Dio? Qualsiasi tentativo umano di dirlo, diventa a malapena un balbettio. Per questo, accogliamo con gioia ciò che Tu stesso hai voluto rivelare di Te.
Sul Sinai, come si legge nella prima lettura tratta dal libro dell’Esodo, rinnovando l’Alleanza della Legge, Ti presenti a Mosè con queste parole: Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà. I tre giovani nella fornace Ti benedicono perché sei santo e glorioso (cf. Salmo responsoriale).

San Paolo, nella seconda lettura di questa domenica, saluta i Corinzi ricordando loro che Tu sei Dio di amore e di pace, e quel saluto trinitario diventerà il modo con cui, nel Segno della croce, iniziamo ogni nostra liturgia.
Ma la Tua parola più grande Signore, la rivelazione piena e definitiva di chi Tu sia, l’hai data e rimane per sempre in Gesù.
Il Figlio di Dio ci rivela il volto di Dio. La tua parola è una persona, un incontro che ognuno di noi può fare, come è successo quella notte a Nicodemo (Vangelo). Tu, Signore, non te ne stai arroccato in mezzo a un nugolo di angeli, lontano nei cieli: Tu sei Dio con noi.

Perché non siamo perduti, ma abbiamo vita eterna; perché non siamo condannati, ma salvati per mezzo del Figlio di Dio.
Perché, nonostante tutto quello che combiniamo e subiamo, nonostante virus, intrighi, arrivismi, miserie, dolori, paura, litigi, complotti, disastri vari, Tu ci ami e ci perdoni. Tu, Signore, hai scelto di stare con noi e ci fai entrare nella grazia, cioè nella Tua vita, la vita della Trinità, dove viviamo anche noi ciò che Tu, nelle Scritture, ci hai rivelato di te stesso.

Figli amati nel Figlio tuo, noi siamo e rimaniamo la gloria di Dio, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente, dice Sant’Ireneo di Lione.
Tu, Signore, sei Amore unico che si esprime in tre modalità: un Padre che ama, un Figlio che è amato, e lo Spirito Santo che unisce i due nell’Amore. E’ Sant’Agostino che trova in questa sintesi una delle più belle spiegazioni della Trinità: l’Amante, l’Amato e l’Amore.
Siamo la tua gloria, o Santissima Trinità, e in Te viviamo anche noi il tuo essere l’Amante–Amato–Amore.

Don Matteo Papetti