La Messa di domenica 7 giugno, celebrata dall'Arcivescovo Lorenzo ad Argenta
La Messa di domenica 7 giugno, celebrata dall'Arcivescovo Lorenzo ad Argenta

Un Dio in relazione, un Dio che si comunica, un Dio che ci ha resi fratelli. E questa è una verità che non possiamo scordare, soprattutto dopo l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto. Di questo ha parlato domenica 7 giugno ad Argenta l’Arcivescovo Lorenzo. Come da qualche domenica a questa parte, monsignor Ghizzoni sta visitando alcune parrocchie per celebrare le Messe domenicali e ieri è toccato al Duomo di San Nicolò. Ma Messa è stata trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook del parroco, don Fulvio Bresciani.

“Abbiamo vissuto un momento che ci ha messo alla prova come chiesa oltre che come società, come famiglie – ha spiegato all’inizio della celebrazione –. Spero che questa situazione ci faccia scoprire di più che siamo chiamati a vivere in comunità: gli uni con gli altri e con un’attenzione particolare per gli ultimi. Che faccia crescere ancor di più la solidarietà tra noi”.

Un’occasione di riflessione e di preghiera: questo è stato, anche, il tempo della pandemia. “Abbiamo forse riscoperto che il tempo è un grande dono, quel che ci mette a disposizione Dio perché la nostra vita cresca e dia frutto– riflette monsignor Ghizzoni -. A volte lo usiamo male: non ci diamo abbastanza tempo per noi stessi, per le relazioni importanti della nostra vita, per la preghiera personale. Abbiamo scoperto che il lavoro forse ci porta via troppo tempo rispetto a quel che vorremmo avere per le altre cose importanti: per le amicizie, per la vita, per il volontariato. Dobbiamo forse riequilibrare questo, perché questo tempo non passi invano. Anche come comunità dobbiamo rifletterci sopra. Vi invito a fare questo nelle prossime settimane”.

Ancora, la seconda parte dell’omelia è stata tutta incentrata sulla festa liturgica di domenica 7 giugno: “Oggi celebriamo la solennità della Trinità, la fine della Quaresima, della Pasqua: mettiamo il mistero di Dio al centro della nostra celebrazione. Il nostro Dio è un Dio che si comunica, che si rivela. Ha creato la nostra Terra, ha creato l’umanità per riversare il suo amore sulla creazione. E il Creato rimanda alla bellezza e alla grandezza di Dio ma anche e soprattutto noi ne portiamo il segno. Ci ha creati così apposta per entrare in comunione con noi. È questo il nostro destino. Il nostro non è un Dio lontano: ci ha soccorso, consolato e sostenuto anche in questo tempo di pandemia. È attento alla nostra storia, ma non ci entra forzatamente. Aspetta che gli apriamo la porta”. E, conclude “la Trinità non è la festa di Dio in sé stesso, ma del suo amore rivelato, comunicato, trasmesso a noi, di quel che fa Dio per noi, in noi”.