L'incontro di oggi tra la signora Marisa Venturi e la sua mamma, Liliana, di 97 anni
L'incontro tra la signora Marisa Venturi e la sua mamma, Liliana, di 97 anni al Pallavicini Baronio

“Sono cose che toccano il cuore”: vedere un anziano piangere alla notizia che, dopo tre mesi avrebbe rivisto i suoi famigliari, anche se solo dietro un vetro, sentirsi ringraziare con commozione per esserti presa cura di loro, vederli abbracciare e accarezzare il tablet, unico mezzo di comunicazione con figli e nipoti in questo lungo lockdown. Normalmente chi lavora con gli anziani nelle Rsa tocca le corde più sensibili della vita e dei rapporti all’interno delle famiglie: in questi mesi di emergenza sanitaria quelle corde hanno vibrato ancora più forte. E uno dei momenti forse più commoventi Cristiana Cremonesi, animatrice alla Pallavicini Baronio della sua carriera, forse, l’ha vissuto ieri, quando i primi tre parenti di ospiti hanno potuto rivedere, anche se dietro un vetro di una porta-finestra i loro cari, isolati per quasi tre mesi dentro la struttura nella quale sono tuttora vietate le visite per limitare al massimo il rischio contagio da Covid-19.

“In tutto questo tempo – racconta Cristiana – abbiamo avviato un servizio di videochiamate con i parenti: molto apprezzato e utilizzato da tutti. Ma ieri abbiamo aperto i cancelli e abbiamo organizzato con alcuni famigliari un incontro alla porta finestra del piano terra che è rimasta chiusa, ovviamente, ma almeno si sono potuti vedere, e parlare, perché nel frattempo li abbiamo chiamati”.

Un incontro che ha emozionato anche Cristiana: “C’è una signora che ha capacità cognitive molto compromesse – racconta – ma anche lei ha riconosciuto i suoi figli: allungava la mano per abbracciarli, vocalizzava e alla fine ha salutato. In questi tre mesi anche chi ha gravi patologie cognitive, è riuscito a interagire, a suo modo, con le videochiamate su Skype. Magari non riusciamo a esprimerlo, ma l’emozione era evidente”.

Chi invece ha ancora una certa autonomia, l’emozione l’ha espressa in altri modi: “Hanno subito notato piccoli o grandi cambiamenti fisici nei famigliari. Hanno parlato di tutto, si sono salutati lungamente. È stato emozionante anche per noi”.

E c’è solo da immaginare quello che può aver significato per Marisa Venturi l’incontro con la mamma Liliana (97 anni) avvenuto oggi, con le stesse modalità: “Mia madre è cieca fin da piccolissima, quindi oggi non ha potuto vedermi ma mi ha sentito. E’ al Baronio da 4 anni, da quando è caduta e si è rotta il femore. Prima di quest’emergenza l’andavo a trovare ogni giorno prima del lavoro perché di mamma ce n’è una sola – racconta –. Ho avuto paura di non rivederla più. Anche per questo è stato così bello rivederla: mi viene ancora da piangere”.

Sono stati mesi intensi quello del lockdown anche per il personale della Pallavicini-Baronio, racconta Cristiana: “Ti sentivi responsabile: sapevi che qualsiasi comportamento, anche fuori dall’orario di lavoro poteva avere conseguenze sulla salute dei nostri anziani, che sono i più deboli. Per fortuna, le famiglie ci hanno sempre ringraziato tanto: è un po’ come se ce li avessero affidato per tre mesi. Dovevamo comportarci di conseguenza”.