Marko Ivan Rupnik (2015) Banchetto celeste, Washington, santuario Giovanni Paolo II
Marko Ivan Rupnik (2015) Banchetto celeste, Washington, santuario Giovanni Paolo II

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse loro: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

Il commento al Vangelo di Pierangelo Martini, diacono permanente

In questa domenica celebrando la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, la Chiesa evidenzia un punto fondamentale della fede e della vita cristiana: il sacramento dell’Eucaristia, istituito da Gesù nel corso dell’Ultima Cena e da allora celebrato nella Santa Messa. Questa ricorrenza chiama ognuno di noi a riscoprire le radici della nostra fede e del nostro essere cristiani, ci invita a cogliere il significato assoluto dell’Eucaristia. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo…. e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Quelle parole esprimono tutto l’amore di Dio per l’uomo e ci invitano a intendere la fede non come il riconoscere qualche verità filosofica o come l’accettazione di regole da rispettare, ma come un rapporto vivo, pieno, una relazione di intimità con Dio. Quel Maestro e Signore che ha placato la tempesta, guarito gli ammalati e richiamato alla vita chi era già morto, si rende presente in ogni tabernacolo del mondo.

Della grandezza di questo miracolo rischiamo però di non renderci conto, perché ci abbiamo fatto l’abitudine. Allora memorizziamo la prima lettura tratta dal libro del Deuteronomio in cui Mosè ricorda al suo popolo “Non dimenticare il Signore, tuo Dio… che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri”. Dio ha condotto il popolo di Israele in un luogo inospitale dove non c’è da mangiare, né da bere, più nessuna sicurezza, più niente che parli di salvezza. C’è solo lo spazio per una cieca fede in Dio e nella sua Parola; quella fede porta la salvezza. La vita cristiana è un camminare verso una libertà autentica, da conquistare attraverso la pazienza di tante prove; riscoprire il progetto che il Signore ha su di noi, ritornare all’essenzialità, che fa emergere i veri bisogni dell’uomo, che vanno ben oltre il desiderio dei beni materiali e ci porta a sperimentare che non si vive di solo pane, ma che è necessario affidarsi alla Parola di Dio.

Nella seconda lettura San Paolo ci dice che il sacramento eucaristico vissuto con fede spinge a una vera comunione; segno di accoglienza, di amore totale perché “noi siamo, benché molti, un solo corpo”. Così la presenza reale di Cristo nel sacramento dell’altare, in virtù dello Spirito Santo, è in funzione della costruzione della Chiesa, suo corpo vivente e visibile nel tempo e nello spazio. L’Eucaristia è seme di immortalità “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.


Non c’è più lo smarrimento di fronte alle insidie di ogni giorno; c’è la vita eterna. Certamente c’è sempre il rischio d’inciampare nei propri limiti, ma il Signore è il “pane vivo” ed è sempre a nostra disposizione. Egli ci aiuta a vivere nella fede, nella speranza e nella carità, a gustare fin d’ora, pur soffrendo le prove del quotidiano, la verità della risurrezione. Noi viviamo grazie a Lui, grazie al suo amore ed al suo Spirito, ma siamo invitati anche a vivere per Lui, come suoi testimoni, seguendo la sua Parola.