“Priorità alla scuola”: è quel che chiedono genitori, insegnanti, pedagogisti, sindacalisti che oggi pomeriggio alle 18.30 saranno in piazza del Popolo per chiedere più investimenti sulla scuola, dopo l’esperienza della didattica a distanza negli ultimi mesi del lockdown che, secondo i promotori, “ha creato non poche diseguaglianze”. Si chiamerà proprio così “Priorità alla scuola” la manifestazione di oggi ed è stata promossa dal gruppo omonimo nato a livello nazionale e locale e che oggi verrà replicata in oltre 40 piazze d’Italia.

Andrea Caccìa, uno dei promotori a livello locali ci spiega le ragioni della manifestazione che è la seconda che si svolge a Ravenna nel giro di qualche settimana: “Non è la prima e temo che non sarà l’ultima: il gruppo nasce sull’onda di quel che è successo negli ultimi mesi. Non siamo soddisfatti di come è stata gestita la didattica in questo tempo di emergenza, ma al di là della crisi, siamo un po’ preoccupati per la situazione della nostra scuola che già prima del Coronavirus è stata parecchio tagliata (con problemi endemici come classi pollaio e precarietà). In una situazione di crisi come quella che abbiamo vissuto si sono visti i risultati. E soprattutto non sappiamo cosa succederà a settembre: fino a poco tempo fa non si sapeva se e come avrebbe riaperto la scuola”

E ragioni dell’insoddisfazione nei confronti in particolare della didattica a distanza sono diverse, prosegue Caccìa: “Abbiamo visto e ringraziamo tanti insegnanti che si sono dati di fare e hanno inventato una didattica nuova (non buttiamo via tutto quel che è stato fatto) ma abbiamo visto che la dad ha creato non poche diseguaglianze: una percentuale significativa di bambini che non hanno potuto far scuola perché non avevano computer, tablet a casa; ci sono famiglie numerose  che fanno fatica a seguire i propri figli (didattica è stata affidata molto ai genitori).

Al di là del peso che è ricaduto sulle famiglie, abbiamo visto bambini che hanno sviluppato una forte resistenza alle lezioni online e alle medie gli insegnanti ci hanno raccontato di tanti ragazzi che si sono lasciati andare. Ci sono poi insegnanti che non hanno mai inviato video ma solo schede da stampare: e spesso non era semplice stamparle. Poi ci sono i danni anche relazionali ed emotivi. Per non parlare dei ragazzi con disabilità per i quali la situazione è stata ancor più difficile”.

Insomma, la didattica a distanza può essere stata una soluzione d’emergenza, ma ora bisogna darle una priorità diversa. E serve l’aiuto di tutto: questo sembra dire il comitato.