Un momento del funerale di Giorgio Re, lunedì pomeriggio a Santa Maria in Porto.

“Signore, ti preghiamo perché le opere nelle quali Giorgio si è impegnato vadano avanti: sostieni chi ha collaborato con lui perché possa continuare i progetti ai quali avevano lavorato insieme”. Persino al suo funerale, Giorgio Re non ha smesso di lavorare per la sua Chiesa, ispirando ai familiari questa preghiera dei fedeli che ha toccato il cuore di tanti. Lunedì pomeriggio, 22 giugno, d’altra parte, c’erano tanti collaboratori di Giorgio, instancabile operaio nella vigna del Signore: sono arrivati a Santa Maria in Porto, la sua parrocchia, per pregare per lui e per ricordarlo e hanno invece sentito che la sua famiglia pregava per loro. L’ennesimo segno di una vita spesa per gli altri.  

Il Santuario della Madonna Greca era pieno, come si diceva, per il funerale di Giorgio Re, operatore pastorale, anima del Carnevale cittadino e presidente eletto del Lions Club Ravenna Host (che gli ha conferito, com’è stato annunciato al termine della celebrazione, il premio Melville Jones alla memoria), morto venerdì 19 giugno, dopo una lunga malattia. A celebrarlo, il parroco di Santa Maria in Porto e amico personale di Giorgio, padre Luka Lukanowski, il vicario generale don Alberto Brunelli, don Ugo Salvatori, don Giorgio Perini, parroco di San Pancrazio e fra Christian Cerasa.

“Caro Giorgio, quanto è difficile doverti salutare – ha detto nell’omelia padre Luka –: sarà difficile colmare il vuoto che lasci, la tua presenza operosa e umile, l’impegno grande, la serietà quando le circostanze lo richiedevano ma anche l’ironia che saltava fuori quando meno te lo aspettavi. Quanti progetti hai portato avanti, quanti consigli mi hai dato. Non si sei mai tirato indietro, e ti mettevi tra noi come uno qualunque, senza ombra di vittimismo, senza attirare l’attenzione su di te, nemmeno nella malattia”.

“Sentivi i bisogni della tua Chiesa come se fosse la tua famiglia – ha proseguito il parroco – Ricordo quanto Anna Maria doveva aspettarti sul piazzale dopo la celebrazione perché ti fermavi a parlare con me. Sei stato un punto di riferimento per tutti noi”.

La morte è sempre un trauma, ha scandito padre Luka, perché l’uomo è fatto per la vita. E qual è la risposta di Dio a tutto questo? “La stessa che ha di fronte alla morte di suo figlio in croce per noi. Come diceva ieri il Vangelo di ieri, voi valete, ognuno di voi vale più di tutti i fiori del campo. È finita la paura di dover contare, di dover sempre dimostrare qualcosa”.

Agnese Re

Bellissimo e commovente, infine, il ricordo finale della figlia Agnese: “Caro babbo, grazie per la tua testimonianza di fede e amore per la verità e la bellezza, per l’amore gratuito e incondizionato con il quale ci hai amato noi e hai amato la Chiesa: in questi giorni stiamo vedendo la profondità di questo amore dalle numerose testimonianze che ci sono arrivate, segno che vivere alla sequela di Cristo non è da smidollati ma da uomini coraggiosi come eri tu.

Avevi quell’impazienza di chi non vuole perdere nemmeno un istante della tua vita. Hai accolto la sfida della malattia sapendo che anche quella sarebbe stata comunque un’occasione di Grazia, chiedendo aiuto quando ce n’è stato bisogno. Continueremo a camminare nella direzione che ci hai indicato, perché tutto quel che facevi non era per attirare le persone a te, ma a Cristo. Abbiamo cominciato tante cose insieme, ma nulla resterà in sospeso. Tanto sappiamo che non ci lascerai soli un istante e che, anche in Paradiso, sei già all’opera”.