Un momento della Messa a San'Antonio di Cervia
Un momento della Messa a San'Antonio di Cervia

La festa di Sant’Antonio di Padova che si tiene nell’omonima chiesa rettorile di Cervia, ha avuto il suo culmine venerdì 12 giugno, vigilia della ricorrenza liturgica, quando monsignor Lorenzo Ghizzoni ha celebrato la Messa insieme al rettore don Antonio Maffei. Nell’omelia l’arcivescovo, spiegando la vita del santo che nacque a Lisbona, in Portogallo, nel 1195, si è soffermato su un episodio che scosse il giovane Fernando (questo il nome di battesimo del santo). Entrato a 15 anni nei canonici Regolari di Sant’Agostino, nel 1220 Antonio vede in Marocco 5 corpi di francescani uccisi, decapitati. Sente così una forte attrazione verso la missione e la vede come la sua seconda vocazione. Decide di passare all’ordine dei frati minori. Questo desiderio della missione lo accompagnerà sempre.

Antonio studia in profondità la Sacra Scrittura, è un uomo disponibile a quello che il Signore gli chiede di fare, uomo del silenzio e preghiera. Da questa testimonianza, ha aggiunto l’arcivescovo, ne abbiamo un grande insegnamento per la Chiesa di oggi e per tutti noi. L’arcivescovo ha chiesto di essere cristiani attivi, missionari. E’ grazie alla nostra testimonianza collettiva che attireremo a Cristo la gente che si è allontanata o non ha mai avviato un cammino di fede. A S. Antonio è stata rivolta anche la preghiera per i malati, i loro familiari e quanti per si occupano delle loro cure.

Julles Metalli