Turisti all'ingresso del Battistero Neoniano
Turisti all'ingresso del Battistero Neoniano

A poco più di una settimana dalla riapertura al pubblico dei monumenti, facciamo un primo punto relativo all’afflusso dei turisti con Filippo Trerè, che si occupa dell’accoglienza turistica dei monumenti gestiti dall’Opera di Religione. Trerè è laureato in Beni culturali (a Ravenna) e specializzato in Arte medievale.

Come è stato il ritorno al lavoro nei monumenti, dopo i tre mesi di lockdown?

 “Siamo stati posti nelle condizioni ottimali per la riapertura dei monumenti ai turisti, anche se dobbiamo osservare alcune regole. Ad esempio dobbiamo indossare la mascherina, ma anche la visiera all’ingresso, quando non è possibile logisticamente mantenere il metro di distanza. E vengono applicate naturalmente tutte le norme anti-Covid, come il numero massimo di persone: a Sant’Apollinare Nuovo dove lavoro in questi giorni, è di ottanta e la visita ha una durata di venticinque minuti. Gli ambienti vengono sanificati ogni giorno, anche a metà giornata”.

E i turisti come si approcciano alla visita con queste modalità? Avete avuto difficoltà?

“Li vedo edotti, perché anche in altre realtà le normative sono queste. E poi c’è una grande fame di cultura, in loro, cultura intesa come base da cui ripartire dopo il lockdown. Capisco però che, a volte, stare sempre con la mascherina può dare fastidio. Certo, nei primi giorni di riapertura il numero di turisti è stato limitato, ma già dal 10 giugno, con l’avvio delle prenotazioni on line, le cose sono un po’ migliorate. E con la riapertura delle frontiere ci aspettiamo un incremento del flusso turistico”.

Ravenna, otto siti Unesco, un patrimonio artistico incredibile. Ma anche la storia di una Chiesa che ha sofferto. Che cosa insegnano dal punto di vista umano e religioso i nostri mosaici e monumenti?

“Molto. Perché a Ravenna ci sono tutti i fondamenti cristiani e culturali, economici e sociali che costituirono l’avvio del Medio Evo europeo e di tutta la storia successiva. Per chi voglia conoscere l’età di mezzo, Ravenna è la città giusta, con il suo intreccio culturale tra Oriente e Occidente. Ci sono le radici culturali della nostra Europa e sono ben visibili nei nostri mosaici. E l’aspetto cristiano, legato alla fede, c’è in ogni monumento, in ogni mosaico, ad esempio proprio in quelli di Sant’Apollinare Nuovo, dove sono descritti vari episodi biblici. I turisti a volte mi chiedono qualcosa di più specifico su un mosaico, sull’episodio che descrive e mi è capitato di sentire lo stupore, in alcuni di loro, per non essere venuti prima a visitare la nostra città”.